lug 25

Mamma caregiver “regala il sole” a suo figlio: finalmente Simone abita al piano terra

E’ stato il regalo per il suo 25° compleanno: dopo una lunga battaglia, Sara Bonanno ha ricevuto dal Comune una casa al piano terra, in una palazzina dell’Ater: da 20 anni viveva in una casa al settimo piano, dove le barriere architettoniche impedivano a suo figlio di uscire dalla stanza. “E’ finita una segregazione durata dieci anni: mi rendo conto ora di quanto mio figlio abbia sofferto questa violenza”ALTRO…

apr 24

Epidemia e Disabilità – Emergenza Covid19

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La pandemia del Coronavirus sta determinando un radicale cambiamento in tutti gli aspetti della vita del genere umano. Questo stravolgimento delle abitudini di ogni individuo limita la libertà di movimento ed i rapporti sociali, con evidenti risvolti negativi anche sulla salute. Condizioni che colpiscono ancor più in profondità tutte le persone con disabilità ed in particolare quelle che presentano maggiori fragilità, costrette all’isolamento per il rischio di contagio. La necessità, diventata un obbligo, di dover rimanere in casa, impone in tali circostanze di disporre della assistenza adeguata, personalizzata, indispensabile; non solo per garantire la sopravvivenza ma anche per una qualità di vita dignitosa, oltre il livello prettamente “essenziale”. In particolare per molte persone con disabilità, gli assistenti personali sono fondamentali e sia chiaro, a prescindere dall’emergenza creata dal virus, ma risulta evidente che nel contesto dell’isolamento forzato e l’impossibilità di mantenere una certa distanza di sicurezza il loro operato si estende ben oltre al quotidiano rapporto di impiego ed impegno. Vogliamo quindi proporre come lettura questo puntuale articolo che pone la giusta attenzione su alcuni aspetti relativi al tema.

mar 19

EMERGENZA CORONAVIRUS-EMENDAMENTI ENIL SUL DPCM “CURA ITALIA”

COMUNICATO STAMPA EMENDAMENTI SUL DPCM “CURA ITALIA” Scarica PDF
Dopo aver preso nota che le misure adottate dal decreto “Cura Italia” non contengono alcun riferimento di tutela delle persone con disabilità in base ai trattati internazionali ed ai principi della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, si evidenzia quanto segue.
I cittadini con disabilità sono detentori degli stessi diritti umani di tutti gli altri?
La loro assistenza è o non è un SERVIZIO ESSENZIALE?
Meglio: senza assistenza le persone con disabilità sono in grado di restare in vita?
Queste sono le domande a cui si deve rispondere per chiarirsi in un lampo le idee.
Perché a tal punto è chiarissimo a chiunque che, dalla nostra Costituzione a tutte le Convenzioni Internazionali e Concordati vari si comprende come l’ASSISTENZA alle persone con disabilità ed in generale i cittadini in condizione di estremo SVANTAGGIO sociale, economico e sanitario sono un OBBLIGO PRIORITARIO dello Stato, NON della famiglia che rientra tra le stesse condizioni di svantaggio!
Tanto più in una situazione emergenziale come quella attuale dove le Istituzioni stesse FATICANO –con tutti gli strumenti ed il potere di cui dispongono – ad organizzare e garantire l’assistenza, si sta chiedendo agli individui in condizione di assoluta fragilità di organizzare da soli l’assistenza che permette loro di vivere?
L’unico supporto aggiuntivo che sembra concepire il Governo è una maggiore possibilità di liquidità che, in un contesto nel quale NON si evince una necessità assistenziale, può permettere un iniziale organizzazione di un nucleo familiare ma che, invece, potrebbe rappresentare addirittura un ostacolo ed una maggiore fonte di pericolo nei contesti di persone singole e famiglie con persone non autosufficienti o in condizione di fragilità.
Si rifletta ad esempio sui furti negli appartamenti che avvengono ora e che si concentreranno soprattutto nelle abitazioni di persone sole e fragili.
Si rifletta inoltre su tutte le situazioni connesse all’assistenza indiretta e vita indipendente: le persone con disabilità non autosufficienti che vivono a casa con il supporto degli assistenti personali che fine faranno se abbandonate per la fuga di ritorno nei paesi di origine di molte “badanti”?
E ancora, pensiamo al rischio di contagio in cui incorrono per il fatto che le/i loro assistenti devono comunque avere un turn over, oltre che dover uscire per fare la spesa, andare dal medico e espletare tutte le azioni di supporto necessarie alla vita quotidiana, sia per gli assistiti che per loro stesse/i.
Un ulteriore enorme bacino di rischio oltremodo è costituito dall’intera rete delle RSD, residenze per le persone con disabilità che, in caso di contagio diventerebbero vere e proprie case epidemiche, costringendo a morte certa i residenti. Serve quindi una riconduzione di assistenza equiparabile a quella sanitaria, di tipologia ospedaliera.
PROPOSTE DI EMENDAMENTI NECESSARI AL DPCM “CURA ITALIA”
Citando la Dichiarazione universale sulla bioetica e diritti umani dell’Unesco e la Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità delle Nazioni Unite, ricordiamo che i principi di base da applicare in ogni provvedimento dello Stato, delle Regioni, Comuni ed Enti locali sono quelli della non discriminazione e dell’eguaglianza di opportunità.
Alle “situazioni di rischio ed emergenze umanitarie” la Convenzione ONU dedica un apposito articolo (art. 11) che obbliga gli Stati membri ad adottare “in conformità agli obblighi derivanti dal diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario e le norme internazionali sui diritti umani, tutte le misure necessarie per garantire la protezione e la sicurezza delle persone con disabilità in situazioni di rischio, incluse le situazioni di conflitto armato, le emergenze umanitarie e le catastrofi naturali”, richiedendo “agli specialisti sanitari di prestare alle persone con disabilità cure della medesima qualità di quelle fornite agli altri”(art. 25).
Su tale indicazione e per contrastare efficacemente la diffusione dell’epidemia inerente al Coronavirus nei confronti delle persone con disabilità e di tutti i cittadini in condizione di fragilità a rischio, si rende necessario provvedere con le seguenti disposizioni a tutela dei servizi di assistenza domiciliare, compreso quelli erogati in modalità ‘ indiretta” e ogni formula di finanziamento connesso alla vita indipendente proveniente dalla normativa ministeriale, regionale e a cascata, da tutti gli enti locali.
Per chiarire, IN AGGIUNTA al dettato dell’art. 48 relativo ai Servizi domiciliari del DPCM Cura Italia che prevede: “le pubbliche amministrazioni forniscano, avvalendosi del personale disponibile, già impiegato in tali servizi, dipendente da soggetti privati che operano in convenzione, concessione o appalto, prestazioni in forme individuali domiciliari o a distanza”.
Costituzione immediata in ogni regione di “unità speciali di pronto intervento per individuare le condizioni di estrema fragilità e rischio isolamento al fine di:
Verificare e garantire l’erogazione delle prestazioni sanitarie, socio-sanitarie, assistenziali a domicilio, compreso il servizio di consegna dei farmaci, alle seguenti:
• persone con disabilità o anziane che vivono da sole e/o con assistenti familiari e/o assistenti personali (cd. “badanti”)
• famiglie monoparentali con persone non autosufficienti
• famiglie con pluri problematicità (persone anziane, con patologie gravi e/o non autosufficienza)
• famiglie con elevata conflittualità che vivono in ambienti insalubri

Verificare e garantire con apposita modifica a integrazione dell’art. 48 del DPCM, a tutela dei servizi e sostegni di assistenza domiciliare e assistenti personali (badanti) la continuità di ogni intervento economico in vigore relativo all’assistenza fornita in modalità indiretta, ai piani individuali per la vita indipendente (sia fondi regionali che fondo ministeriale DD 669 28-12-2018), agli assegni di cura.
A salvaguardia di ogni rischio di incolumità ed isolamento dovuto a ritardi nell’erogazione o peggio, per rimodulazioni al ribasso da proibire con forza perchè causano l’interruzione dei contratti di lavoro e la fuga degli assistenti.
Al contrario, si dovrebbe invece aumentare decisamente la dotazione delle misere risorse attuali nelle prestazioni in forme individuali domiciliari soprattutto per quelle formule di assistenza indiretta che tutelano il RESTARE A CASA.
Controlli nella intera rete delle RSD, residenze per le persone con disabilità, che in caso di contagio si trasformerebbero in gravissima epidemia, per definire una metodologia di assistenza equiparabile a quella sanitaria di tipologia ospedaliera.
Procedere a effettuare il test di positività al Coronavirus alle categorie suddette affinché garantire gli interventi della filiera assistenziale in sicurezza e, nel caso di conferma del test, assicurare la necessaria profilassi della fase successiva.
Perché l’abbandono da parte degli assistenti è in gran parte dovuto al processo mediatico che erroneamente ha contribuito a caratterizzare in modo generalizzato negli anziani e nelle persone con disabilità i soggetti più esposti al contagio del virus.
L’individuazione delle situazioni di rischio e di emergenza si effettua con:
-ricognizione anagrafica dei nuclei composti da una sola persona molto anziana o con disabilità
-segnalazione dei medici curanti
-individui già in carico dei servizi sociali
-segnalazioni di esposti o denunce delle forze dell’ordine
-la verifica del funzionamento del servizio di consegna gratuita dei farmaci a domicilio
A seguire si deve contattare telefonicamente ogni persona (si fa normalmente in home working con le vendite promozionali) per verificare l’assenza di rete sociale con domande del tipo:
• ha un assistente attualmente?
• Il suo assistente vive con lei?
• Ha un parente che sente regolarmente almeno una volta al giorno?
• Se la sua abitazione è a poca distanza da parrocchia e/o servizi quali farmacia, alimentari ecc.
• se abita in un appartamento poco accessibile (molto piccolo, con scale, mal ridotto, troppo isolato ecc.)

Le persone che non rispondono al telefono vanno contattate direttamente in casa, anche chiedendo ai vicini le stesse notizie (se avevano un assistente, quanto tempo non li vedono affacciarsi alla finestra o non li sentono muoversi in casa ecc).
Verificare la possibilità di trovare un vicino o un abitante nel medesimo quartiere RESPONSABILE della detta persona. Ovvero, in cambio di un piccolo compenso (se titolare di RDC potrebbe anche già riceverlo) si prende l’impegno anche a giorni alterni di bussare o citofonare al cittadino solo in condizione di fragilità per chiedere se ha bisogno di approvvigionamento alimentare o farmaceutico, anche fatto in concomitanza con la spesa di chi si è individuato come responsabile. Il negoziante ed il farmacista saranno pagati attraverso dei voucher rilasciati direttamente dai servizi sociali (in modo che possano essere anche da loro verificati per non mettere a maggior rischio di circolazione di denaro la persona in condizione di fragilità).
In ogni caso per questo periodo di emergenza la soluzione ottimale sarebbe applicare ciò che viene predisposto anche per le persone in quarantena ma con modalità diversificate, perché i cittadini con fragilità, soprattutto le persone con disabilità, non devono in alcun modo subire una DOPPIA SEGREGAZIONE per la loro condizione.
Quindi, come si sta procedendo a utilizzare gli alberghi, occorre individuare ulteriori ambienti (villaggi vacanze, edifici con spazi verdi come le strutture religiose o/e educative) per creare formule di COHOUSING dove queste condizioni di fragilità possono essere adeguatamente protette garantendo anche prestazioni assistenziali H24.
Nelle situazioni dove non è possibile applicare tali modalità, o che rappresentassero rischi di disgregazione della rete relazionale faticosamente creata, le persone non autosufficienti devono ricevere una maggior assistenza, non una riduzione della stessa che può generare pericolose deleghe totalizzanti ad una persona (familiare o lavoratore che sia).
Perché, sebbene non si dovrebbe nemmeno chiarirlo, una persona che svolge il lavoro di assistenza ha necessità di turnover per staccare e riposare, tanto più adesso, altrimenti METTE IN GRAVE PERICOLO la persona con disabilità che assiste, oltre che sé stessa.
La deprivazione del sonno, la carenza di riposo, la forzata contiguità sono le premesse per psicosi depressive, atti di violenza, e/o distrazioni fatali.
Quindi appare evidente come in questo periodo per garantire la sopravvivenza di una persona con disabilità occorra AUMENTARE la normale assistenza, non certo diminuirla.
Riteniamo davvero indispensabili queste indicazioni prima che si arrivi ad una situazione davvero catastrofica.

mar 02

Attivismo e disabilità: strumenti e competenze per il diritto alla Vita Indipendente

Grafica con persone con disabilità che reggono cartelli e manifestano. Scritta: Attivismo e disabilità, strumenti e competenze per il diritto alla vita indipendente. Roma, 13-16 giugno 2020". In basso, il logo di ENIL Italia.

UNA FORMAZIONE TRA PERSONE CON DISABILITA’

da VENERDI’ 25 a LUNEDÌ 29 SETTEMBRE 2020, Roma


Aggiornamento Coronavirus 16/05/2020


La formazione è stata rimandata a dopo l’estate.
Le selezioni sono concluse e a tutti i candidati, selezionati e non, è stata mandata una comunicazione personale via mail. Se vi siete iscritti entro i termini e non avete ricevuto nessuna mail, scriveteci a formazione2020@enil.it.


Perché questo training?

Le persone con disabilità in Italia vivono ancora in un contesto molto problematico e limitante. La discriminazione in ambito lavorativo, l’inaccessibilità del trasporto e degli spazi pubblici, l’insufficienza di fondi per l’assistenza personale, le difficoltà nel reperire gli ausili, unite allo stigma e alla svalutazione, generano marginalizzazione, subalternità e mancanza di opportunità rispetto alle persone senza disabilità.
Tutto questo si traduce nell’impossibilità di esercitare i propri diritti, di prendere decisioni riguardanti la vita quotidiana e di svolgere attività di propria scelta. In sintesi: manca l’opportunità di aspirare ad una vita adulta e indipendente nella collettività, al pari di ogni altro cittadino non disabile.

Difficilmente, però, la lotta contro queste discriminazioni ha la stessa visibilità ed efficacia di altre lotte per i diritti civili e sociali. Anzi, specialmente in questo periodo storico, l’instabilità politica e l’ascesa di estremismi e populismi si traducono in attacchi ai diritti sociali: e i target più frequenti sono proprio le categorie di persone marginalizzate, tra cui le persone disabili.

E’ quindi fondamentale formare una nuova generazione di attivisti con disabilità, in grado di difendere le conquiste ottenute da attivisti e organizzazioni di persone con disabilità nei decenni scorsi e raggiungere nuovi obiettivi.

Che cosa faremo?

Si parlerà della storia del movimento per i diritti delle persone disabili, del concetto di Vita Indipendente, di disabilità in chiave socio-politica, di abilismo (la discriminazione verso le persone disabili), di come fare attivismo per difendere i propri diritti… e ci divertiremo anche!
La formazione utilizzerà tecniche di educazione non-formale: attraverso attività esperienziali e interattive esploreremo l’intreccio tra la teoria e il vissuto personale di ognuno.

Organizzatori, formatori e partecipanti saranno tutti persone con disabilità.
Il training, finanziato da ULOBA (organizzazione norvegese per la Vita Indipendente), è organizzato da ENIL Italia (Rete Europea per la Vita Indipendente).

Organizzazione delle giornate

I partecipanti trascorreranno insieme quattro giorni e tre notti; la formazione si svolge nella stessa struttura dove si trovano le camere e il ristorante. Le attività inizieranno sabato 13 giugno con una serata di benvenuto e termineranno martedì 16 giugno alle ore 17.30 circa. Le giornate di formazione prevedono due sessioni di mattina e due al pomeriggio; il programma è intenso, ma sono previste pause tra le sessioni e momenti di relax dopo pranzo e in serata.

Puoi iscriverti se:

1) Hai una disabilità
2) Ti interessa la lotta per la difesa dei diritti delle persone con disabilità.
Invitiamo ad iscriversi persone con ogni tipo di disabilità, con lo scopo di acquisire più strumenti possibili per affrontare e contrastare le discriminazioni che si incontrano nella propria vita.

Luogo:

Il training si svolgerà presso la “Casa don Orione” a Roma, in via della Camilluccia 120. La struttura è accessibile per le persone in carrozzina, qui trovi alcune foto. Chi ha altre esigenze di accessibilità può specificarle nella domanda di partecipazione.

Costi:

La partecipazione è gratuita: le spese di vitto e alloggio sono coperte dall’organizzazione. E’ inoltre previsto il rimborso delle spese di viaggio (giustificate da biglietti/ricevute di spesa) fino a un massimo di 150 € a persona.

Contributi per assistenza personale:

Per le persone che hanno bisogno di assistenza personale continuativa è disponibile un contributo di forfettario di 50 euro al giorno.
Se temi di non poter partecipare a causa di problemi economici particolari, non arrenderti: scrivici, e valuteremo se è possibile aiutarti con contributi aggiuntivi.

Quindi…
Se gli argomenti ti interessano, se ti piace l’idea di migliorare il tuo attivismo o acquisire strumenti per iniziare a praticarlo, se vuoi imparare nuove cose da altre persone disabili e condividere le tue esperienze…

…ISCRIVITI compilando il questionario online.

Scadenza iscrizioni: 20 marzo 2020

I partecipanti saranno selezionati valutando la qualità delle risposte date al questionario e cercando di garantire un buon bilanciamento nella composizione del gruppo, ad es. in termini di provenienza geografica, età, genere e così via. Il tipo di disabilità o i bisogni di accessibilità non saranno considerati per la selezione, quindi ti invitiamo a descrivere in maniera onesta e completa i tuoi bisogni, per poterti accogliere nel modo migliore.

I risultati della selezione saranno comunicati via mail ad ogni candidato.

Per info:

formazione2020@enil.it

giu 07

Reddito di cittadinanza: aggiornamento

Segnaliamo l’articolo che è apparso oggi sul portale Handylex in merito al ricorso da noi sostenuto sul reddito di cittadinanza.

Di seguito il collegamento al testo:
http://www.handylex.org/news/2019/06/07/reddito-di-cittadinanza-verso-il-ricorso-collettivo
buona lettura

giu 06

Welfare Together

Le nostre Socie Enil Ilaria Faranda e Tania Bocchino hanno vinto l’edizione 2019 di Welfare Together promosso da Reale mutua. Il loro progetto denominato Express Care ha l’intento di formare gli/le assistenti personali indispensabili per la vita indipendente delle persone con disabilità. Non ci credevano neanche loro ma ce l’hanno fatta. Sono € 20.000 a fondo perduto oltre ad un tutoring da € 10.000. Tra l’altro Ilaria ha vinto anche un altro progetto promosso da Enil Europa sempre sulla formazione, da € 15.000. Daremo notizia appena avremo l’ufficialità.

Qui potete leggere l’articolo:

https://www.wired.it/economia/start-up/2019/05/25/wired-next-fest-reale-mutua-express-care/

Che dire, complimenti a Ilaria e Tania

mag 04

5 Maggio: Giornata Europea per il diritto alla Vita Indipendente delle persone con disabilità

Per alcune vie del centro di Milano sfilerà per l’occasione un allegro
corteo, accompagnato dalla musica della BANDA DEGLI OTTONI A SCOPPIO.

IL CORTEO PARTIRÀ ALLE 10 DA VIA 25 APRILE E CONCLUDERÀ IL TRAGITTO ALLE 13 PRESSO LA STECCA IN VIA GAETANO DE CASTILLA, 26.

Gli organizzatori e promotori dell’iniziativa – Comitato lombardo per la
Vita Indipendente delle persone con disabilità, Abbatti le Barriere,
Disabili Pirata e ComodalBasso – chiedono:

* finanziamenti sufficienti per assumere assistenti personali
e norme che lo prevedano,

* investimenti per abbattere le barriere architettoniche e per impedire che ne vengano costruite di nuove,

* parità di accesso a scuola, lavoro, casa, trasporti, sanità, servizi urbani e tutto quanto una società civile mette a disposizione di tutti i cittadini e le cittadine;

e ci ricordano che la disabilità è solo una delle tante caratteristiche che
contraddistinguono gli uomini e le donne della nostra specie. Le diverse
disabilità comportano diversi tipi di svantaggi, che, secondo la
Costituzione italiana, vanno superati per il raggiungimento di una pari
dignità sociale e del pieno sviluppo della persona umana. Questi obiettivi
possono essere conseguiti soltanto assicurando alle persone con disabilità
il diritto a una VITA INDIPENDENTE, affinché possano autodeterminare la loro esistenza e fare delle scelte come tutte le persone libere e uguali.

Ancora oggi purtroppo le persone con disabilità sono considerate un
imprevisto. Di conseguenza le società e i governi non sono preparati ad
accoglierle e mettono a disposizione soluzioni organizzative ancora
inadeguate o addirittura ostili. I risultati sono: discriminazione,
emarginazione, segregazione, umiliazione e sofferenza.
Si può essere segregati in casa propria se non c’è un’assistenza personale o gli ausili giusti per poter uscire di casa quando lo si desidera o quando necessita; così come è emarginante essere inseriti in qualche residenza, struttura, comunità, perché non ci sono alternative. È umiliante e discriminante non poter accedere, per la presenza di barriere architettoniche o per la mancanza di assistenti personali che ci accompagnino o rimangano a disposizione per bisogni e necessità, ai luoghi dove vanno tutte le altre persone.

C’è chi dice che è una questione di costi, ma non è così. È una questione di
modo di pensare, di cultura. I costi ci sono, devono esserci, perché i
lavoratori vanno pagati. Il problema è: per fare cosa? Non certo per
confezionare le persone con disabilità come patetici bambolotti lavati, vestiti e piazzati davanti a un televisore o “animati” con giochetti di società, ma per permettere loro di essere se stesse, di esercitare la propria capacità di autodeterminazione, come ogni essere umano vorrebbe.

È un sentiero che tutte e tutti dobbiamo calcare sia per solidarietà che per investimento sul proprio futuro: attendiamo al corteo tutte le persone che antepongono la libertà e la dignità umana a qualsiasi altro obiettivo!

apr 09

Reddito di Cittadinanza: ENIL Italia sostiene il ricorso per le persone con disabilità


In sede di conversione del decreto legge sul Reddito di Cittadinanza, il Parlamento non ha accolto, complici i veti governativi, emendamenti più attenti alle condizioni delle persone con disabilità. La conseguente legge 28 marzo 2019, n. 26 mantiene quindi tutti elementi discriminatori dell’originale decreto, trattando meno favorevolmente i nuclei familiari poveri in cui sia presente una persona con disabilità rispetto alle altre famiglie .
La discriminazione più grave è considerare come “reddito” i supporti erogati dallo Stato alle persone con disabilità. È un attacco gravissimo allo Stato Sociale e soprattutto alla Costituzione Italiana che chiarisce, sin dai suoi primi articoli, il principio di Uguaglianza Sostanziale di tutti i cittadini davanti alla legge. Lo svantaggio di vivere una condizione di disabilità diviene paradossalmente una colpa discriminante che può escludere o limitare il godimento del supporto ai relativi nuclei famigliari.
Si tratta un meccanismo perverso che colpisce poi con maggiore veemenza le persone con più grave disabilità, cioè quelle che necessitano di un maggiore supporto. Se esse godono di trasferimenti erogati per la loro condizione (disabilità e povertà), questi ultimi divengono automaticamente una “ricchezza” per la loro famiglia.
Questo bizzarro computo non riguarda solo la pensione d’invalidità (285 euro/mese) ma anche:
- i sostegni destinati ai caregivers familiari per i “gravissimi” e in condizione di povertà estrema;
- i risparmi faticosamente accumulati per le numerose emergenze economiche legate alle disabilità più gravi, ed il semplice transito sui conti correnti di somme immediatamente spese per l’assistenza del proprio familiare rappresentano ulteriori penalizzazioni “patrimoniali”.
E vengono conteggiati nel patrimonio anche gli obbligatori accantonamenti previsti dai contratti di lavoro che le persone disabili sostengono per l’assistenza personale: il TFR, le 13me, le ferie. Nello stesso patrimonio finisce tutto quanto le famiglie hanno negli anni stentatamente salvaguardato per quando il loro congiunto con disabilità si troverà da solo ad affrontare le lacune dei servizi.
Negare ai cittadini che hanno maggiori difficoltà quel sostegno al reddito ed una adeguata corsia di accesso ad un lavoro dignitoso, rappresenta un vero e proprio accanimento verso la “colpa sociale” della disabilità.
Questo è il motivo principale che ci spinge, come Associazione, ad assumere una decisiva presa di posizione per contrastare questo profondo attacco al Diritto più importante e basilare del Cittadino con Disabilità: quello di essere rispettato come Persona, con Uguali Diritti e Doveri, in Paese democratico e solidale.
Abbiamo perciò intenzione di impugnare questa norma, che riteniamo discriminante ed incostituzionale, in maniera di rilevarne in sede giudiziale la sua illegittimità ed imporre al Governo il risarcimento dei danni che saranno procurati ai cittadini già esposti all’esclusione sociale e a quotidiane violazioni dei loro diritti umani.
Per questo invitiamo i nuclei famigliari che, a causa della “colpa” della disabilità di un loro componente, saranno discriminati ricevendo un importo inferiore o esclusi dal reddito di cittadinanza, a contattarci tramite la mail info@enil.it presentando in maniera succinta la propria situazione familiare inviando la documentazione ricevuta dall’INPS per il conteggio per accedere al Reddito di Cittadinanza.

————–
Si consulti:
il documento con i nostri emendamenti qui: http://www.enil.it/wordpress/?p=850 ;
l’analisi dettagliata del portale web di Handylex: http://www.handylex.org/news/2019/04/04/disabilita-e-reddito-di-cittadinanza-approvata-la-legge

apr 09

Legge regionale Toscana sui diritti delle persone con disabilità: un occasione mancata?

Presso la Scuola Superiore Sant’Anna a Pisa all’aula Magna alle ore 10 di lunedì 15 aprile si terrà una tavola rotonda con il titolo “Legge regionale Toscana sui diritti delle persone con disabilità: un occasione mancata?” I dettagli del volantino li potete trovare in questo link

mar 07

Reddito di cittadinanza: emendamenti di ENIL Italia

Carmagnola, 5 marzo 2019

Alla cortese attenzione delle:
Commissioni riunite XI Lavoro e XII Affari sociali della Camera dei Deputati

Oggetto: proposta di emendamenti al disegno di legge C. 1637 Governo, approvato dal Senato, recante “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni”.

Preg.mi Onorevoli,

dagli interventi al Senato dei diversi esponenti della compagine Governativa emerge con preoccupante evidenza di come la tutela lavorativa è concepita lecita soprattutto per i cittadini in condizione di “produttività”, mentre deve essere trattato A PARTE chi non è:” propriamente produttivo” e/o lo potrebbe diventare, in parte minimale, a fronte di costi troppo elevati che l’attuale contingenza economica non può permettersi.

Il compito dello Stato, espresso chiaramente nella discussione in Senato è, quindi, quello di “agevolare” la famiglia nella preziosissima opera di ammortizzare quella “stonatura redditiva” creata dalla “divers…abilità”.

Prendiamo atto della precisa volontà politica di limitare l’accesso al Reddito di Cittadinanza ai nuclei familiari che hanno, fra i loro componenti, anche delle Persone con disabilità.

La Persona con disabilità in Italia è ormai definitivamente da considerare come un “affare di famiglia”, il cui compito prioritario è quello di prendersene cura, vicariando lo Stato, attraverso la “custodia nel proprio focolare”. Persone (…) troppo scomode che impattano sfavorevolmente nella collettività già impegnata con molta difficoltà nel produrre ricchezza per il Paese.

Che restino quindi comodamente riposte tra gli affetti di casa, per chi ce l’ha, con i propri congiunti, se presenti, inderogabilmente designati al “lavoro di cura”. La loro presenza è accettata nei giardini pubblici o nelle comunità “border line”, nelle scuole pubbliche di frontiera o assemblate nei centri residenziali diurni, meglio ancora se a tempo pieno. Lontani però dai luoghi destinati alla produttività economica e con buona pace dei buoni principi di inclusione tanto decantati nei comizi e talk show elettorali.

Corre l’obbligo ancora una volta di rammentare al Governo come sia definita nella Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, una LEGGE dello Stato, il concetto della discriminazione di una intera categoria di cittadini.

La Costituzione Italiana inoltre chiarisce in più di un suo articolo, e prescrive, nell’ Art.3 senza possibilità di fantasiose interpretazioni alternative, che il DOVERE dello Stato non è quello di “agevolare” una disparità tra cittadini di diverse condizioni, ufficializzando come sostituti di quegli stessi doveri i loro nuclei famigliari, ma di operare per “rimuovere”, quindi eliminare: ”gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di TUTTI i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Nell’art.2 il concetto è ancora più esplicito quando “richiede allo Stato l’adempimento dei doveri inderogabili (INDEROGABILI!) di solidarietà politica, economica e sociale.”

Ancor di più: si considera “discriminazione diretta”, ex Lege 85/2008, “ogni procedimento condizionato da situazioni per le quali la persona viene messa o potrebbe venir messa in una posizione meno favorevole rispetto ad un’altra, in una situazione paragonabile.”

Ed è proprio questo che avviene indiscutibilmente quando in un disegno di legge si prevede esplicitamente, per l’accesso al beneficio del Reddito di Cittadinanza, di “concorrere cumulativamente a diversi requisiti” che considerano una ricchezza del nucleo familiare quei supporti economici, peraltro notoriamente insufficienti e RESIDUALI, erogati per attenuare lo svantaggio della disabilità.

Quindi, a parità di condizioni reddituali, una famiglia – che ha il torto grave di avere tra i suoi membri una o più persone con disabilità – avrà accesso ad un sostegno inferiore rispetto ad una famiglia che NON ha disabili tra i suoi componenti, subendo di fatto una indiscutibile discriminazione diretta.

Ancor di più sarà evidente la discriminazione per quelle stesse famiglie che, per effetto della presenza di un maggior numero di persone con disabilità e necessità assistenziali a causa di condizione di gravità, percepiscono erogazioni monetarie e sociali maggiori.

E ciò varrà anche per le singole persone con gravi disabilità che con enormi difficoltà tentano di vivere in modo indipendente nella collettività per mezzo di risicati e discontinui finanziamenti dedicati per la loro assistenza personale, considerati nella parte non rendicontabile come un reddito!

La Convenzione Onu fin nel preambolo sancisce, invece, la necessità di “promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone con disabilità, incluse quelle che richiedono sostegni più intensi (…) riconoscendone l’urgente necessità di affrontare l’impatto negativo della povertà e la parità di opportunità”.

Nella discussione al Senato si è affermato che la Sentenza del Tar 2549/2015 e quella definitiva del Consiglio di Stato 842/2016 riguarda solo l’ISEE.

Questa è una interpretazione profondamente errata.

Il Consiglio di Stato ha infatti ben chiarito che considerare tra i requisiti di accesso ad un qualsiasi beneficio “i trattamenti…percepiti dai disabili considerando la disabilità alla stregua di una fonte di reddito -come se fosse un lavoro o un patrimonio- ed i trattamenti erogati dalle pubbliche amministrazioni, non un sostegno al disabile, ma una “remunerazione” del suo stato di invalidità… (non solo) è oltremodo irragionevole … (ma) … in contrasto con l’art. 3 della Costituzione…».

Pare assurdo dover SEMPRE ricordare, in una Nazione Democratica come la nostra, che ciò che viene erogato per supportare lo svantaggio della disabilità NON può in alcun modo trasformarsi in un vantaggio!!

Questo concetto, così ben chiarito nella Sentenza del Consiglio di Stato, presuppone non solo quanto sia in contrasto con tutto il nostro ordinamento trattare lo svantaggio – la mancanza di pari dignità e disuguaglianza dovuta a “condizioni personali e sociali” causati dalla disabilità – come un vantaggio reddituale, ma chiarisce altresì come occorra prevenire proprio quell’impoverimento reddituale attraverso una o più scale di equivalenza.

Vorremmo infatti anche rammentare che esiste già un presupposto di iniquità della stessa scala d’equivalenza fissa, utilizzata nell’attuale computo ISEE per segnalare la condizione di disabilità, che fu introdotta con un emendamento, posto a fiducia, dal precedente Governo Renzi, nel DL 42/2016 – Disposizioni urgenti in materia di funzionalità del sistema scolastico e della ricerca” e senza alcuna adeguata discussione parlamentare.

Tale scala d’equivalenza fissa fu arbitrariamente posta in sostituzione (quindi NON in ottemperanza alla Sentenza del Consiglio di Stato) delle più adeguate e proporzionate franchigie parametrate alle differenti condizioni di maggiore o minore necessità assistenziali legate alla disabilità – che non è uguale per tutti –.

Quella scala d’equivalenza così rigidamente concepita, ha finito di fatto per favorire proprio quei nuclei familiari con i redditi più alti e non già le famiglie maggiormente gravate da un intenso disagio economico prodotto da più elevate necessità assistenziali.

In conclusione si sottolinea, quindi, ciò che dovrebbe essere il dovere di uno Stato Civile, ovvero la prioritaria finalità di produrre uguaglianza e pari opportunità per TUTTI i cittadini e non invece di ratificare la profonda disuguaglianza creata da un costante abbandono istituzionale e sulla illusione di un cambiamento favorevole che, nella pratica, si trasforma in emarginazione ulteriore.

Reiteriamo perciò la richiesta di modifica del comma 7 dell’articolo 2, escludendo dall’accesso al beneficio il computo di ogni supporto erogato per la disabilità e chiediamo altresì di introdurre, nel comma 4 Art. 2, la scala d’equivalenza che segnali la presenza nel nucleo familiare di un globale impegno economico nel “mantenere” la disabilità di un congiunto, graduandola in base al maggiore impegno tra disabilità lieve, media e non autosufficienza (0,4 per la disabilità lieve, 0,5 per la disabilità media e 0,7 per la non autosufficienza).

Il diritto di pari opportunità dell’individuo rappresenta lo scopo, la sintesi, di ogni trattato che ne sancisce i Diritti Umani. Ed è in questo principio che, una politica che si propone come cambiamento verso una maggiore giustizia sociale dove “nessuno deve più rimanere indietro”, dovrebbe veicolare le proprie energie nel garantire a tutti i cittadini il diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza.

Il Diritto di scegliere come vivere la propria vita, dunque, come cittadino libero in un libero Stato.

Per ENIL Italia, il Presidente: Germano Tosi

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