apr 09

LA NUOVA LEGGE SUL REDDITO DI CITTADINANZA ED I SUOI EFFETTI PER LE PERSONE CON DISABILITÀ


In sede di conversione del decreto legge sul Reddito di Cittadinanza, il Parlamento non ha accolto, complici i veti governativi, emendamenti più attenti alle condizioni delle persone con disabilità. La conseguente legge 28 marzo 2019, n. 26 mantiene quindi tutti elementi discriminatori dell’originale decreto, trattando meno favorevolmente i nuclei familiari poveri in cui sia presente una persona con disabilità rispetto alle altre famiglie .
La discriminazione più grave è considerare come “reddito” i supporti erogati dallo Stato alle persone con disabilità. È un attacco gravissimo allo Stato Sociale e soprattutto alla Costituzione Italiana che chiarisce, sin dai suoi primi articoli, il principio di Uguaglianza Sostanziale di tutti i cittadini davanti alla legge. Lo svantaggio di vivere una condizione di disabilità diviene paradossalmente una colpa discriminante che può escludere o limitare il godimento del supporto ai relativi nuclei famigliari.
Si tratta un meccanismo perverso che colpisce poi con maggiore veemenza le persone con più grave disabilità, cioè quelle che necessitano di un maggiore supporto. Se esse godono di trasferimenti erogati per la loro condizione (disabilità e povertà), questi ultimi divengono automaticamente una “ricchezza” per la loro famiglia.
Questo bizzarro computo non riguarda solo la pensione d’invalidità (285 euro/mese) ma anche:
- i sostegni destinati ai caregivers familiari per i “gravissimi” e in condizione di povertà estrema;
- i risparmi faticosamente accumulati per le numerose emergenze economiche legate alle disabilità più gravi, ed il semplice transito sui conti correnti di somme immediatamente spese per l’assistenza del proprio familiare rappresentano ulteriori penalizzazioni “patrimoniali”.
E vengono conteggiati nel patrimonio anche gli obbligatori accantonamenti previsti dai contratti di lavoro che le persone disabili sostengono per l’assistenza personale: il TFR, le 13me, le ferie. Nello stesso patrimonio finisce tutto quanto le famiglie hanno negli anni stentatamente salvaguardato per quando il loro congiunto con disabilità si troverà da solo ad affrontare le lacune dei servizi.
Negare ai cittadini che hanno maggiori difficoltà quel sostegno al reddito ed una adeguata corsia di accesso ad un lavoro dignitoso, rappresenta un vero e proprio accanimento verso la “colpa sociale” della disabilità.
Questo è il motivo principale che ci spinge, come Associazione, ad assumere una decisiva presa di posizione per contrastare questo profondo attacco al Diritto più importante e basilare del Cittadino con Disabilità: quello di essere rispettato come Persona, con Uguali Diritti e Doveri, in Paese democratico e solidale.
Abbiamo perciò intenzione di impugnare questa norma, che riteniamo discriminante ed incostituzionale, in maniera di rilevarne in sede giudiziale la sua illegittimità ed imporre al Governo il risarcimento dei danni che saranno procurati ai cittadini già esposti all’esclusione sociale e a quotidiane violazioni dei loro diritti umani.
Per questo invitiamo i nuclei famigliari che, a causa della “colpa” della disabilità di un loro componente, saranno discriminati ricevendo un importo inferiore o esclusi dal reddito di cittadinanza, a contattarci tramite la mail info@enil.it presentando in maniera succinta la propria situazione familiare e la loro richiesta per accedere al Reddito di Cittadinanza con la risposta ricevuta.

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Si consulti:
il documento con i nostri emendamenti qui: http://www.enil.it/wordpress/?p=850 ;
l’analisi dettagliata del portale web di Handylex: http://www.handylex.org/news/2019/04/04/disabilita-e-reddito-di-cittadinanza-approvata-la-legge

apr 09

Legge regionale Toscana sui diritti delle persone con disabilità: un occasione mancata?

Presso la Scuola Superiore Sant’Anna a Pisa all’aula Magna alle ore 10 di lunedì 15 aprile si terrà una tavola rotonda con il titolo “Legge regionale Toscana sui diritti delle persone con disabilità: un occasione mancata?” I dettagli del volantino li potete trovare in questo link

mar 07

Reddito di cittadinanza: emendamenti di ENIL Italia

Carmagnola, 5 marzo 2019

Alla cortese attenzione delle:
Commissioni riunite XI Lavoro e XII Affari sociali della Camera dei Deputati

Oggetto: proposta di emendamenti al disegno di legge C. 1637 Governo, approvato dal Senato, recante “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni”.

Preg.mi Onorevoli,

dagli interventi al Senato dei diversi esponenti della compagine Governativa emerge con preoccupante evidenza di come la tutela lavorativa è concepita lecita soprattutto per i cittadini in condizione di “produttività”, mentre deve essere trattato A PARTE chi non è:” propriamente produttivo” e/o lo potrebbe diventare, in parte minimale, a fronte di costi troppo elevati che l’attuale contingenza economica non può permettersi.

Il compito dello Stato, espresso chiaramente nella discussione in Senato è, quindi, quello di “agevolare” la famiglia nella preziosissima opera di ammortizzare quella “stonatura redditiva” creata dalla “divers…abilità”.

Prendiamo atto della precisa volontà politica di limitare l’accesso al Reddito di Cittadinanza ai nuclei familiari che hanno, fra i loro componenti, anche delle Persone con disabilità.

La Persona con disabilità in Italia è ormai definitivamente da considerare come un “affare di famiglia”, il cui compito prioritario è quello di prendersene cura, vicariando lo Stato, attraverso la “custodia nel proprio focolare”. Persone (…) troppo scomode che impattano sfavorevolmente nella collettività già impegnata con molta difficoltà nel produrre ricchezza per il Paese.

Che restino quindi comodamente riposte tra gli affetti di casa, per chi ce l’ha, con i propri congiunti, se presenti, inderogabilmente designati al “lavoro di cura”. La loro presenza è accettata nei giardini pubblici o nelle comunità “border line”, nelle scuole pubbliche di frontiera o assemblate nei centri residenziali diurni, meglio ancora se a tempo pieno. Lontani però dai luoghi destinati alla produttività economica e con buona pace dei buoni principi di inclusione tanto decantati nei comizi e talk show elettorali.

Corre l’obbligo ancora una volta di rammentare al Governo come sia definita nella Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, una LEGGE dello Stato, il concetto della discriminazione di una intera categoria di cittadini.

La Costituzione Italiana inoltre chiarisce in più di un suo articolo, e prescrive, nell’ Art.3 senza possibilità di fantasiose interpretazioni alternative, che il DOVERE dello Stato non è quello di “agevolare” una disparità tra cittadini di diverse condizioni, ufficializzando come sostituti di quegli stessi doveri i loro nuclei famigliari, ma di operare per “rimuovere”, quindi eliminare: ”gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di TUTTI i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Nell’art.2 il concetto è ancora più esplicito quando “richiede allo Stato l’adempimento dei doveri inderogabili (INDEROGABILI!) di solidarietà politica, economica e sociale.”

Ancor di più: si considera “discriminazione diretta”, ex Lege 85/2008, “ogni procedimento condizionato da situazioni per le quali la persona viene messa o potrebbe venir messa in una posizione meno favorevole rispetto ad un’altra, in una situazione paragonabile.”

Ed è proprio questo che avviene indiscutibilmente quando in un disegno di legge si prevede esplicitamente, per l’accesso al beneficio del Reddito di Cittadinanza, di “concorrere cumulativamente a diversi requisiti” che considerano una ricchezza del nucleo familiare quei supporti economici, peraltro notoriamente insufficienti e RESIDUALI, erogati per attenuare lo svantaggio della disabilità.

Quindi, a parità di condizioni reddituali, una famiglia – che ha il torto grave di avere tra i suoi membri una o più persone con disabilità – avrà accesso ad un sostegno inferiore rispetto ad una famiglia che NON ha disabili tra i suoi componenti, subendo di fatto una indiscutibile discriminazione diretta.

Ancor di più sarà evidente la discriminazione per quelle stesse famiglie che, per effetto della presenza di un maggior numero di persone con disabilità e necessità assistenziali a causa di condizione di gravità, percepiscono erogazioni monetarie e sociali maggiori.

E ciò varrà anche per le singole persone con gravi disabilità che con enormi difficoltà tentano di vivere in modo indipendente nella collettività per mezzo di risicati e discontinui finanziamenti dedicati per la loro assistenza personale, considerati nella parte non rendicontabile come un reddito!

La Convenzione Onu fin nel preambolo sancisce, invece, la necessità di “promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone con disabilità, incluse quelle che richiedono sostegni più intensi (…) riconoscendone l’urgente necessità di affrontare l’impatto negativo della povertà e la parità di opportunità”.

Nella discussione al Senato si è affermato che la Sentenza del Tar 2549/2015 e quella definitiva del Consiglio di Stato 842/2016 riguarda solo l’ISEE.

Questa è una interpretazione profondamente errata.

Il Consiglio di Stato ha infatti ben chiarito che considerare tra i requisiti di accesso ad un qualsiasi beneficio “i trattamenti…percepiti dai disabili considerando la disabilità alla stregua di una fonte di reddito -come se fosse un lavoro o un patrimonio- ed i trattamenti erogati dalle pubbliche amministrazioni, non un sostegno al disabile, ma una “remunerazione” del suo stato di invalidità… (non solo) è oltremodo irragionevole … (ma) … in contrasto con l’art. 3 della Costituzione…».

Pare assurdo dover SEMPRE ricordare, in una Nazione Democratica come la nostra, che ciò che viene erogato per supportare lo svantaggio della disabilità NON può in alcun modo trasformarsi in un vantaggio!!

Questo concetto, così ben chiarito nella Sentenza del Consiglio di Stato, presuppone non solo quanto sia in contrasto con tutto il nostro ordinamento trattare lo svantaggio – la mancanza di pari dignità e disuguaglianza dovuta a “condizioni personali e sociali” causati dalla disabilità – come un vantaggio reddituale, ma chiarisce altresì come occorra prevenire proprio quell’impoverimento reddituale attraverso una o più scale di equivalenza.

Vorremmo infatti anche rammentare che esiste già un presupposto di iniquità della stessa scala d’equivalenza fissa, utilizzata nell’attuale computo ISEE per segnalare la condizione di disabilità, che fu introdotta con un emendamento, posto a fiducia, dal precedente Governo Renzi, nel DL 42/2016 – Disposizioni urgenti in materia di funzionalità del sistema scolastico e della ricerca” e senza alcuna adeguata discussione parlamentare.

Tale scala d’equivalenza fissa fu arbitrariamente posta in sostituzione (quindi NON in ottemperanza alla Sentenza del Consiglio di Stato) delle più adeguate e proporzionate franchigie parametrate alle differenti condizioni di maggiore o minore necessità assistenziali legate alla disabilità – che non è uguale per tutti –.

Quella scala d’equivalenza così rigidamente concepita, ha finito di fatto per favorire proprio quei nuclei familiari con i redditi più alti e non già le famiglie maggiormente gravate da un intenso disagio economico prodotto da più elevate necessità assistenziali.

In conclusione si sottolinea, quindi, ciò che dovrebbe essere il dovere di uno Stato Civile, ovvero la prioritaria finalità di produrre uguaglianza e pari opportunità per TUTTI i cittadini e non invece di ratificare la profonda disuguaglianza creata da un costante abbandono istituzionale e sulla illusione di un cambiamento favorevole che, nella pratica, si trasforma in emarginazione ulteriore.

Reiteriamo perciò la richiesta di modifica del comma 7 dell’articolo 2, escludendo dall’accesso al beneficio il computo di ogni supporto erogato per la disabilità e chiediamo altresì di introdurre, nel comma 4 Art. 2, la scala d’equivalenza che segnali la presenza nel nucleo familiare di un globale impegno economico nel “mantenere” la disabilità di un congiunto, graduandola in base al maggiore impegno tra disabilità lieve, media e non autosufficienza (0,4 per la disabilità lieve, 0,5 per la disabilità media e 0,7 per la non autosufficienza).

Il diritto di pari opportunità dell’individuo rappresenta lo scopo, la sintesi, di ogni trattato che ne sancisce i Diritti Umani. Ed è in questo principio che, una politica che si propone come cambiamento verso una maggiore giustizia sociale dove “nessuno deve più rimanere indietro”, dovrebbe veicolare le proprie energie nel garantire a tutti i cittadini il diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza.

Il Diritto di scegliere come vivere la propria vita, dunque, come cittadino libero in un libero Stato.

Per ENIL Italia, il Presidente: Germano Tosi

Per scaricare il documento stampa clicca qui

feb 16

REDDITO DI CITTADINANZA: nostri emendamenti al disegno di Legge n. 1018

Siamo in attesa di capire se il governo applicherà il dettato della Sentenza del Consiglio di Stato sull’ ISEE al testo del disegno di legge sul Reddito di Cittadinanza, atto del Senato n. 1018, XVIII Legiglatura e se terrà conto degli emendamenti da noi inviati.

gen 23

Traduzione OHCHR General Comment No 5 CRPD Articolo 19: Right to independent living

Il Comitato ONU per i diritti delle persone con disabilità è istituito dal 2009 per monitorare l’attuazione della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità da parte degli Stati membri. Il Comitato esamina le relazioni presentate periodicamente dagli Stati sull’attuazione dei diritti sanciti dalla Convenzione, formula le raccomandazioni e prende in considerazione le denunce relative alle presunte violazioni dei diritti sanciti dal trattato. Nel 2014 ha deciso di preparare un documento, il Commento generale n°5 sull’articolo 19 della Convenzione, sulla base dei rapporti provenienti dagli Stati. In seguito ha ritenuto necessario e importante chiarirne il contenuto, dato che nell’analisi delle relazioni il Comitato ha individuato lacune nell’attuazione e interpretazioni errate sul diritto delle persone con disabilità a scegliere il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere; il diritto ai servizi e sostegni per vivere a casa propria, per l’abitare e per la collettività; il diritto a fruire dei servizi e strutture urbane, che rispondano ai loro bisogni e in eguaglianza con gli altri cittadini. Per tali motivi ad aprile 2016 ha pianificato una giornata di discussione specifica, richiedendo ulteriori relazioni alle Organizzazioni che si occupano di disabilità dei vari Stati, in specifico sul tema del diritto a vivere indipendenti. Le osservazioni e i risultati dell’incontro sono stati validi contributi al processo di stesura del commento generale del Comitato sull’articolo 19. Si tratta di un documento guida corposo ma molto importante e chiaro, che deve essere promosso e applicato in concreto dagli Stati membri. Il Comitato ONU lo ha, come si legge sul sito, adottato ufficialmente, dobbiamo quindi assolutamente provvedere anche noi a farlo tramite l’Osservatorio Nazionale sulla disabilità nel contesto specifico del II° Programma di azione per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, legge dello Stato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 289 del 12 dicembre 2017). Il diritto di vivere in modo indipendente nella collettività è un diritto trasversale a tutta la disabilità nelle sua più ampia accezione, che deve essere reso esigibile e libero perché appartiene prima di ogni cosa alla natura umana. Per questi motivi ENIL Italia lo ha tradotto in italiano e inviato al Comitato ONU, che l’ha inserito prontamente nella pagina dei commenti generali, nella sezione specifica del General Comment n°5.

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Comunicato stampa: che i disabili siano liberi di scegliere

Che i disabili facciano i disabili e stiano a casa: anzi, che stiano a casa pure i loro familiari, a prendersi cura di loro 24/24 ore, pagati con un bel reddito di cittadinanza – o dovremmo dire “di schiavitù”? – di 1300 euro mensili. Si potrebbero tradurre così le dichiarazioni che ha fatto il vice Presidente del Consiglio Di Maio il 10 gennaio durante un’intervista a Radio Anch’io.

Più nel dettaglio, l’ipotesi è che 260 mila invalidi (su circa 1 milione totali: come saranno individuati i beneficiari?) porteranno la propria pensione di invalidità a 780 euro, se vivono da soli. Se invece vivono in famiglia, come afferma il vice premier, “noi diamo 1300 euro al suo nucleo familiare e chi sta vicino a lui non dovrà chiedere di trovare un lavoro”, potendo così continuare a immolare la propria esistenza al familiare con disabilità.

Un salto indietro di cinquant’anni in poche frasi: spazzati via il concetto di vita indipendente, il diritto di scegliere dove, come e con chi vivere nonostante la disabilità, di essere soggetti attivi e decidere per la propria vita in quanto liberi individui. Persone con disabilità ricacciate nel ruolo di eterni figli, dipendenti dai genitori finché morte non li separi. Anzi, incentivate a rimanere nel nucleo familiare, dato che in questo modo avranno accesso a un contributo quasi doppio rispetto a quello che la stessa persona, con gli stessi bisogni, riceverebbe se fosse da sola – e quindi paradossalmente ancor più bisognosa di denaro per pagarsi l’assistenza.

Ancora una volta la politica dimostra un’arretratezza culturale preoccupante, e litiga sulle briciole perdendo di vista il tema vero: in Italia le persone con disabilità non hanno diritto all’assistenza personale. Cioè l’assistenza necessaria per alzarsi dal letto, per lavarsi, per uscire di casa. Per vivere. Come ogni altra persona con diritti e doveri.

Questo diritto non è garantito perché si dà per scontato che l’assistenza sia un dovere delle famiglie. Si presuppone che la persona disabile sia una specie di costosa, parassitaria appendice del nucleo familiare, destinata a trasferirsi in qualche struttura residenziale non appena i genitori vengono meno.

Eppure l’esperienza del Movimento per la Vita Indipendente e di ENIL nel mondo dimostra il contrario. Anche persone con disabilità gravissime, quando dispongono delle risorse necessarie, riescono ad avere una casa e una famiglia proprie, un lavoro, la libertà di autodeterminarsi a pari condizioni degli altri, come sancito dalla nostra Costituzione.

Evitiamo fraintendimenti: ben vengano i supporti ai caregiver familiari, che magari hanno speso la vita ad assistere un parente e sono rimasti ormai fuori dal mercato del lavoro. Crediamo però che il vero supporto ai caregiver familiari sia… non obbligarli a fare i caregiver. Offrire cioè un’alternativa concreta: dare alle persone con disabilità le risorse economiche necessarie per assumere assistenti personali, se lo desiderano. Solo così saranno concretamente libere di scegliere se farsi assistere da un familiare, o da personale esterno, o ancora da un “mix” delle due cose.

Oggi questa libertà è possibile, secondo formule molto diseguali e criteri severi, solo in poche regioni italiane perché non esiste per diritto un assegno nazionale per la vita indipendente, finalizzato a pagarsi l’assistenza personale. Eppure è una misura che si trasforma direttamente in economia di ritorno: quanti posti di lavoro in più ci sarebbero se tutte le persone con grave disabilità, oggi assistite solo dalle famiglie, avessero le risorse per assumere uno o due assistenti personali? Quanti di questi nuovi assunti, avendo un ottenuto lavoro, non peserebbero sui conti del reddito di cittadinanza? E quanto del lavoro di cura attualmente svolto in nero potrebbe emergere, se le persone con disabilità ricevessero consistenti contributi a fronte dell’assunzione in regola dei loro assistenti?

Invece di fare questi conti ed erogare contributi per un modello sociale inclusivo, con sostegni mirati sui bisogni di ciascuno, in Italia si spargono ancora pensioni e assegni di accompagnamento secondo criteri figli di altri tempi. Non è abbastanza, a breve ci penserà la mamma, per chi ce l’ha, con 1300
euro al mese e con buona pace dell’indipendenza e libertà.

Ricordiamo a questo proposito che per il diritto di vivere indipendenti, tema trasversale non solo all’intera disabilità ma di lettura universale, per tutta l’Italia si dispone di un finanziamento irrisorio pari a 15 milioni di euro.

Chiediamo al Governo di invertire questa antica e superata tendenza di perpetuare alla famiglia l’onere assistenziale per i figli e parenti con disabilità e anche al vice ministro Zoccano, che ben conosce la materia, di farsi portavoce e sostenere con fermezza questo diritto umano, libero, civile.

ENIL Italia, Gennaio 2019

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dic 03

FLASH MOB 1° dicembre ore 14 – Castel Sant’Angelo-ROMA

(1) Azioni concrete per consentire alle persone con disabilità di vivere in modo indipendente su tutto il territorio nazionale
“Vita Indipendente” per le persone con disabilità significa essere titolari dei diritti fondamentali di libertà e uguaglianza esattamente come le persone non disabili. L’esercizio di tali diritti implica, primo fra tutti, quello di poter controllare e auto-organizzare la propria vita senza esser condizionati nelle scelte, in base al principio del “nulla su di noi senza di noi”. L’assistenza personale è una delle chiavi per la realizzazione personale di ogni aspetto della vita delle persone con disabilità, applicata alla redazione diretta del progetto di vita individuale. Ciò è previsto dall’articolo 19 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e ribadito nel II° Programma di Azione Biennale per la Promozione dei Diritti e l’Integrazione delle Persone con Disabilità. Leggendo gli articoli relativi si evince come ormai, almeno dal punto di vista normativo, la promozione della vita indipendente e il sostegno all’autodeterminazione non sono più da considerare “settori” dell’intervento di welfare quanto piuttosto criteri ispiratori complessivi del Sistema. In tema di finanziamenti per la Vita Indipendente il nostro Paese presenta una situazione a macchia di leopardo con enormi diseguaglianze in termini di prestazioni sociali. Nonostante i progressi raggiunti in alcune Regioni sotto la spinta di Associazioni e gruppi di persone fortemente motivate, i pochi finanziamenti avviati in applicazione della legge 162/98 sono sempre più in bilico ed ancor di più soggetti a tagli dovuti alla crisi economica e ai fondi nazionali pesantemente ridotti. Nonostante dal 2013 sia stata avviata dal Ministero del Lavoro e Politiche sociali una sperimentazione per creare un modello omogeneo in tutte le 20 Regioni in merito alla vita indipendente delle persone con disabilità, risulta evidente il fatto che al momento in Italia non vengono stanziati fondi sufficienti per l’assistenza personale. Oltre al netto contrasto nelle differenze di prestazioni tra Regione e Regione e finanche tra i Comuni, sono negati di fatto alle persone disabili i diritti di cittadinanza e le prospettive di una vita adulta e indipendente. Perciò ancora molte persone con gravi disabilità continuano a dover dipendere dai genitori o dai familiari, quando non sono costrette a vivere in luoghi di isolamento sociale e segregazione, senza possibilità decisionale e vulnerabili a potenziali abusi, in un contesto di limitazioni reciproche e senza libertà di scelta. A tutt’oggi è palesemente grave che l’impegno del nostro Paese, a rendere possibile la fine della istituzionalizzazione e favorire una effettiva inclusione nella collettività delle persone con disabilità, è troppo scarso. Al Governo chiediamo: 1) superare la precarietà e la diseguaglianza della “sperimentazione” ministeriale sulla Vita Indipendente e assegnare le risorse economiche necessarie a realizzare le Linee d’intervento espresse nel II Programma di azione. 2) mettere in atto garanzie per il mantenimento del diritto ad una vita autonoma e indipendente in tutte le Regioni, reindirizzando il continuo flusso di risorse dall’istituzionalizzazione verso servizi e sostegni personalizzati, compresa l’assistenza personale autogestita. Promotore dell’iniziativa è ENIL Italia Referente: Germano Tosi 3382369207 / info@enil.it
(2) Provvedimenti urgenti per le persone disabili in emergenza abitativa
Poiché spesso a causa di patologie invalidanti si rimane senza lavoro e conseguentemente senza risorse economiche sufficienti, occorre necessariamente (e urgentemente) creare per le persone disabili in comprovata emergenza abitativa con certificato attestante fragilità socio-economica, una graduatoria preferenziale per l’assegnazione degli alloggi del Comune e bloccare, qualora ci fossero, eventuali procedure di sfratto. Altrettanto urgente è la predisposizione di norme tese alla concessione, in comodato d’uso gratuito, agli invalidi civili in certificata emergenza socio-economica, terreni dello Stato e le autorizzazioni necessarie per poter posizionare, in questi, prefabbricati. Inoltre lo Stato dovrebbe affittare una quota degli immobili privati non occupati e affidarli ai Cittadini con disabilità, mantenendo lo stesso canone di affitto degli alloggi popolari del Comune, in attesa che le richieste delle persone in emergenza abitativa vengano accolte. Promotore dell’iniziativa è “Invalidi Civili Uniti” Referente: Maurizio m.maurizio67@libero.it / 3519249449
(3) Aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza e del Nomenclatore Tariffario degli Ausili e delle Protesi
ll Nomenclatore tariffario (in vigore dal DM 332 del 27/8/1999) viene emanato dal Ministero della Salute e stabilisce le tipologie e le modalità di fornitura di protesi e ausili a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Avrebbe dovuto essere modificato periodicamente (ogni tre anni) ma è rimasto immutato sino allo scorso anno, per cui nessuna nuova tecnologia era stata inclusa. Nel 2017, dopo essere stato ricompreso nei Livelli Essenziali di Assistenza, è stato finalmente aggiornato. Questo aggiornamento, incluso nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri datato 12 gennaio 2017, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. E’ innegabile l’importanza dell’azione del precedente Governo nell’aver sbloccato l’aggiornamento dei LEA e, con essi, del Nomenclatore di protesi ed ausili, ma nel contempo non si può non evidenziare che è stato consapevolmente ignorato il tema dell’appropriatezza delle modalità con cui gli ausili vengono forniti dal SSN alle persone con disabilità. Occorre evitare che queste tipologie di ausili siano acquistate e fornite per mezzo di gare d’appalto (come invece è previsto dalla nuova normativa) che, con l’acquisto di grandi quantitativi di prodotti tutti uguali, non consentono il coinvolgimento della singola persona nella scelta dell’ausilio più adatto alle sue necessità. Occorre cioè evitare che queste tipologie di ausili contenute nel Nomenclatore tariffario e destinate alle disabilità più severe e ai bisogni più delicati e complessi siano acquistate e fornite per mezzo di gare d’appalto, come invece è previsto dalla nuova normativa, che, con l’acquisto di grandi quantitativi di prodotti tutti uguali, non consentono il coinvolgimento di ogni persona nella scelta dell’ausilio più adatto alle sue necessità. Questo allarme non è sollevato solo dal mondo dell’utenza, ma dalla stessa Commissione Affari Sociali della Camera il cui parere è diventato un articolo – il 30 bis – della “Manovrina Finanziaria “ del 2017 nel quale si ricorda che, se entro 16 mesi dall’entrata in vigore della stessa Legge Finanziaria, la Commissione di Revisione dei LEA dovesse verificare che le procedure pubbliche indette per acquistarli non hanno soddisfatto le esigenze di appropriatezza, gli ausili elencati devono rientrare nuovamente nell’Elenco 1 ed essere opportunamente tariffati, sottostando nuovamente a modalità di acquisto appropriate.
Articolo 30 bis che è divenuto legge dal 2017, aggiungiamo, legge disattesa. Tanto che l’Associazione Luca Coscioni ha dovuto diffidare tutte le regioni affinchè fossero indette gare e assegnazione di Ausili e protesi tenendo conto anche della partecipazione della persona che utilizzerà i dispositivi di cui ha bisogno. Chiediamo una revisione del Nomenclatore degli ausili e protesi rispettando i termini di legge che prevedono un aggiornamento annuale e prevedendo con urgenza un più efficace sistema di identificazione dei dispositivi erogabili attraverso la registrazione approvata da un’apposita commissione simile a quella del farmaco, dei modelli fornibili (così come avviene in tutti i paesi civili del mondo) in un “Repertorio” degli ausili tecnici, peraltro già previsto dalla legge finanziaria 2006 – art. 292 comma b). Ciò permetterebbe “a costo zero” l’eliminazione della quasi totalità delle forniture difformi in quanto ad appropriatezza e congruità, “discrezionali” e di valore talvolta diverso rispetto alla tariffa applicata, che costituiscono il problema più grave dell’attuale sistema. Ciò permetterebbe anche alle persone con disabilità di conoscere con chiarezza e senza ambiguità quali sono i dispositivi a cui hanno effettivamente diritto, senza sottoporsi ad umilianti mercanteggiamenti per sapere se un determinato prodotto può essere ottenuto gratuitamente oppure no, oppure tra quali modelli di ausilio sia possibile effettuare la scelta: conoscere ciò a cui si ha diritto è la base essenziale per rendere il “diritto” realmente esigibile. Promotore dell’iniziativa è “Associazione Luca Coscioni” Referente: Filomena Gallo filomena.gallo@associazionelucacoscioni.it / Ufficio Stampa: fabio.miceli@havaspr.com
(4) Riconoscimento, tutela e sostegno, sotto il profilo previdenziale, della figura del caregiver familiare
Il familiare che gratuitamente si prende cura di una persona cara in condizioni di non autosufficienza, poiché deve farsi carico dell’organizzazione dell’assistenza, viene solitamente a trovarsi in una condizione di sofferenza e di disagio riconducibili ad affaticamento fisico e psicologico, dovuti principalmente al sommarsi dei compiti assistenziali a quelli familiari e alla consapevolezza di non potersi ammalare per le conseguenze che la sua assenza potrebbe provocare. Queste persone vivono in una condizione di abnegazione totale, che compromette i loro diritti umani fondamentali: quelli alla salute, al riposo, alla vita sociale e alla realizzazione personale e nel tempo può mettere a dura prova l’equilibrio psicofisico del prestatore di cure e dell’intero nucleo familiare. Il Premio Nobel 2009 per la medicina, Elizabeth Blackburn, ha dimostrato inoltre che i familiari assistenti hanno un’aspettativa di vita fino a 17 anni inferiore alla media della popolazione. Ciò premesso, così come avviene già in Francia, Spagna, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Bulgaria e Grecia, dove sono previste specifiche tutele per i familiari assistenti (tra cui benefici economici e contributi previdenziali), si vuole sollecitare Parlamento e Governo affinché sia definito il pieno e uniforme riconoscimento, la tutela e il sostegno, quantomeno sotto il profilo previdenziale, della figura del familiare assistente (caregiver familiare). Promotore dell’istanza è il gruppo consiliare provinciale L’Alto Adige nel Cuore, che ha già presentato tale mozione (N. 890/18) presso il Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano e approvata, anche dal Consiglio Regionale, attende ora il Parlamento per l’attuazione. Recapiti: 0471946472 – alessandro.urzi@consiglio-bz.org
(5) Adozione dei Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche da parte di tutti i Comuni d’Italia
I Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) sono previsti dal 1986: tuttavia la maggior parte dei Comuni italiani non si è ancora adeguata alla normativa, risultando pertanto inaccessibile alle persone con disabilità, sia motorie che sensoriali. Le leggi in vigore prevedono – sul fronte edilizio – che tutti gli enti, privati e pubblici, si diano degli obiettivi di breve termine per rendere gli edifici di pubblica fruizione accessibili ed utilizzabili anche dalle persone con problemi di mobilità, nonché prevedere dei percorsi (accessibili) per raggiungerli Ciò non è però stato sufficiente, ad oggi, a garantire una reale accessibilità. Si chiede, perciò, alle Regioni (così come previsto dalla normativa vigente) di prendere provvedimenti verso i Comuni che non abbiano predisposto i PEBA. Inoltre segnaliamo l’importanza dell’adozione, sui portali web dei Comuni, dell’App No Barriere, che consente il contatto immediato tra Amministrazione e cittadino per lavorare cooperativamente alla rimozione delle barriere architettoniche insistenti sul territorio. La App No Barriere, creata dall’Associazione Luca Coscioni, fornisce un servizio ai cittadini per ottenere l’eliminazione delle barriere architettoniche attraverso la loro identificazione e segnalazione alle autorità competenti. La app “No Barriere” si può scaricare sia da App Store che da Play Store: il dowload è totalmente gratuito e consente fin da subito di registrarsi ed iniziare ad utilizzare la App. La registrazione avviene mediante l’account Facebook oppure inserendo la propria mail, che comunque verrà richiesta nella procedura di completamento del profilo per garantire che ci sia sempre un modo per contattare l’utente in seguito alla segnalazione. Una volta che l’utente si è registrato, basterà che individui la barriera da segnalare, la fotografi e la carichi sulla app spiegando brevemente di che si tratta ed inserendo con precisione l’indirizzo in cui si trova la barriera, di modo da poterla geolocalizzare e inserire sulla mappa, visibile anche a tutti gli utenti ed alle amministrazioni che potranno intervenire per verificare e risolvere il problema. Promotore dell’iniziativa è “Associazione Luca Coscioni” Referente: Alessandro Gerardi, Avv., Consigliere Generale ALC / Ufficio Stampa: fabio.miceli@havaspr.com
(6) Siti WEB della Pubblica Amministrazione pubblici accessibili e utilizzo della firma digitale
Il Web è un canale universale di comunicazione e nell’ambito delle pubbliche amministrazioni ciò si traduce nell’opportunità e nel dovere di fornire informazioni e servizi. Un Web della PA non accessibile significa l’impossibilità di erogare servizi alla fascia di cittadini che più ne ha bisogno in quanto caratterizzata da problemi di mobilità conseguenti alla disabilità fisica o sensoriale. Pertanto chiediamo: – che tutte le PA adeguino e armonizzino i propri canali telematici e digitali alle direttive espresse dalla Legge “Stanca” (legge n° 4 del 09.01.2004); – che i siti istituzionali e le App per dispositivi mobili (novità introdotta dalla direttiva 2102) offrano un livello di effettiva accessibilità nel rispetto delle specifiche internazionali; – che le piattaforme telematiche delle Pubbliche Amministrazioni Italiane siano attuate alle novità introdotte dal Parlamento europeo relativamente all’obbligo di dichiarazione di accessibilità
all’interno del sito Web, di garanzia di meccanismi di feedback tra utenza e amministrazione nonché effettuare un costante monitoraggio su adeguatezza e funzionalità degli strumenti adottati. A tale proposito, si ritiene di fondamentale importanza la novità introdotta dalla direttiva del Parlamento europeo n° 2102 del 2016 che obbliga gli Stati membri ad avviare piani di formazione in materia di accessibilità Web, ovvero a formare il personale delle PA alla produzione di documenti e contenuti accessibili. Infine, l’utilizzo della FIRMA DIGITALE nell’ambito dei servizi erogati dalla PA dovrebbe essere incrementato. La possibilità di apporre digitalmente la propria firma consentirebbe a tutte le persone impossibilitate a firmare un documento cartaceo, di accedere autonomamente a molti servizi che, attualmente, gli sono negati. Promotore dell’iniziativa è l’associazione “Il Paese che Vorrei” Referente: Daniele Renda rendaniele@libero.it / 3393275017
(7) Trasporto aereo attento alle esigenze delle persone con disabilità
Nonostante la formale applicazione del regolamento CE 1107/06, e i progressi realizzati di conseguenza anche in Italia, l’assistenza dei passeggeri disabili merita ulteriori attenzioni e impegni. Per quanto attiene al trasporto ordinario delle persone con disabilità, è indispensabile: – garantire l’effettiva e puntuale riconsegna alla porta dell’aeromobile di tutte le attrezzature e i bagagli di cui venga richiesto lo scarico sottobordo. Senza consentire alcun arbitrio agli addetti di rampa, i quali talora si permettono di lasciare andare sui nastri dei bagagli anche gli ausili indispensabili al movimento in autonomia dei passeggeri con disabilità (es. sedie a rotelle e motorini elettrici per la loro trazione). Causando grave disagio ai passeggeri a mobilità ridotta, oltre a frequenti danni ad attrezzature delicate e costose, – prevedere allo sbarco prioritario dei passeggeri a mobilità ridotta che abbiano connessioni brevi con altri voli. La procedura standard di imbarco e sbarco dei passeggeri con difficoltà motorie (FILO, ‘First In, Last Out’) è spesso causa di perdita da parte di questi ultimi dei voli in connessione. Ciò costituisce discriminazione nei confronti di coloro che dovrebbero ricevere prioritaria assistenza, i quali si trovano invece spesso costretti a trascorrere ore negli aeroporti, in attesa della loro ‘ri- protezione’ su voli successivi, – attrezzare le sale di assistenza con ‘chaise-longue’ necessarie a offrire sollievo a passeggeri le cui condizioni fisiche richiedono la possibilità di distendere le gambe, quantomeno durante le soste in attesa dei voli. Cambiare posizione, rispetto a quella seduta ove si è costretti durante il volo, è necessario per esigenze circolatorie e per prevenire crampi o ulteriori disagi. A livello di legislazione europea e di regole IATA, una riflessione più ampia va dedicata a tre elementi altresì cruciali: – consentire i viaggi in aereo ai soggetti le cui condizioni fisiche non consentano il trasferimento sui sedili, avendo invece necessità di venire trasportati sulla propria carrozzina. Una situazione non affatto infrequente che interessa, ad esempio, numerosi passeggeri tetraplegici. I quali esigono i sostegni appositi, messi a punto sulle loro carrozzine, per mantenere la stabilità del corpo, – escludere le carrozzine motorizzate e i dispositivi per la mobilità dei passeggeri a mobilità ridotta dai limiti di amperaggio e watt stabiliti per il trasporto delle batterie elettriche. Tali apparecchi rispondono per definizione a requisiti di massima sicurezza, in ragione della delicatezza delle funzioni a essi deputate, e non possono soggiacere ai limiti stabiliti per qualsivoglia apparecchiatura destinata ad altri utilizzi. Sottoporre tali apparecchi ai citati limiti, viceversa, costituisce di fatto un impedimento primario al trasferimento di soggetti la cui mobilità è strettamente vincolata alla possibilità di trasportare gli ausili indispensabili alla loro mobilità. Perciò, poiché tali ausili sono
sempre alimentati da batterie elettriche, deve intendersi sufficiente ai fini della sicurezza la verifica che si tratti di batterie al litio ‘dry’, provviste di un dispositivo per lo spegnimento / disattivazione, – consentire il trasporto ai passeggeri bariatrici, le cui misure non sono compatibili con le misure dei sedili ordinari. Promotore dell’iniziativa è l’associazione Disability Pride ONLUS Referente: Avv. Dario Dongo dario.dongo@me.com / 335 7313 726
(8) Miglioramento dei servizi di tutela e sicurezza, dedicati alle persone sorde, nei casi di emergenza
Per un’adeguata applicazione dell’articolo 11, della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ovvero quello che riguarda la “situazione di rischio ed emergenze umanitarie”, in materia di tutela, protezione e sicurezza delle persone disabili in caso di situazioni di rischio (conflitti armati, emergenze umanitarie e catastrofi naturali), c’è bisogno di porre particolare attenzione a quanto descritto nell’art. 9 comma 1, lettera b) della stessa Convenzione, che impone i Governi a garantire l’accessibilità “Ai servizi di informazione, comunicazione e altri, compresi i servizi elettronici e quelli di emergenza”. Per agevolare il lavoro dei soccorsi inoltre è necessario creare un “disability database” territoriale, oltre all’adozione da parte delle autorità nazionali di protocolli ben definiti che ridefiniscano la legge sulla privacy. Infine è di notevole importanza che i disaster managers e/o i coordinatori emergenziali siano addestrati all’approccio e alla comunicazione emergenziale verso le persone sorde. Promotore dell’iniziativa è Emergenza Sordi APS Referenti: Dott. Luca Rotondi luca@rotondi.eu / Dott.ssa Marta Zuddas martazud@gmail.com / Davide Mauri: davidema@libero.it
(9) Sostegno al progetto pilota di tirocini curriculari di laureandi e laureati con disabilità
Poichè la normativa vigente sull’inserimento lavorativo delle persone con disabilità (legge n. 68 del 1999) tende a privilegiare i profili bassi rispetto a quelli di livello di istruzione maggiore, il progetto intende promuovere, attraverso lo strumento dei tirocini, azioni pilota di inserimento lavorativo di giovani laureati con disabilità. A tal fine è necessario individuare aziende che siano disposte ad offrire la possibilità di inserimento lavorativo (in particolar modo a persone con gravissime disabilità) che per la loro formazione accademica potrebbero, nel proprio futuro lavorativo, ricoprire posizioni di livello elevato. Come ampiamente dimostrato, l’inclusione lavorativa di una persona con disabilità laureata rappresenta, peraltro, per un’azienda un’opportunità per rinnovare i propri flussi organizzativi e per portare una cultura dell’inclusione a livello di quadro e manageriale, sfuggendo alla logica ipocrita del pietismo. A tal proposito è stato già proposto un progetto pilota, nel 2017, in collaborazione con le Università Federico II di Napoli e Tor Vergata di Roma, per la realizzazione del quale stiamo cercando delle aziende con sede a Roma e a Napoli che siano disposte a ospitare tirocini pre e post curriculari, finalizzati all’inserimento lavorativo di studenti con gravissime disabilità provvisti (o quasi) di laurea magistrale.
Questi tirocini verrebbero supportati dalle università per quanto riguarda la parte tecnico/formativa. Tutto il resto (assistenti personali, servizio di trasporto, abbattimento barriere architettoniche eccetera) dovrà essere predisposto dall’azienda e dalle istituzioni competenti. Promotori dell’istanza sono i docenti Alessandro Pepino (Servizi per l’Inclusione Attiva e Partecipata degli Studenti dell’Università di Napoli Federico II) e Piergianni Medaglia (Commissione d’Ateneo Roma Tor Vergata per l’Inclusione degli Studenti con disabilità e DSA) Recapiti: 3346622754 – pepino@unina.it / 0672597231 – medaglia@uniroma2.it
(10) Impegno affinché praticare sport sia davvero possibile a tutti
È oramai risaputo che lo sport è uno straordinario veicolo di inclusione sociale per le persone con disabilità. È anche evidente, però, che bisogna adoperarsi affinché ci siano palestre, palazzetti dello sport, piste, piscine e tutte le altre strutture sportive, prive di barriere architettoniche e sensoriali, nonché un’incentivazione della ricerca scientifica e tecnologica di protesi e ausili sempre più avanzati e alla portata economica di tutti. Il problema dell’accessibilità riguarda sia le strutture pubbliche che quelle private. Le strutture che dalle pubbliche amministrazioni vengono date in concessione ai privati, per svolgervi le attività sportive, in molti casi non sono opportunamente attrezzate. Affinché lo siano le amministrazioni dovrebbero obbligare gli affittuari a compiere i lavori di abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali, magari prevedendo lo scomputo delle spese dal canone di affitto. L’accertamento dell’abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali deve essere fondamentale per ricevere il nulla osta all’apertura di un’attività privata. Troppo spesso, infatti, si assiste al proliferare di palestre private in luoghi totalmente inaccessibili. Inoltre vanno previsti sgravi fiscali per l’acquisto di attrezzature specifiche per le persone con disabilità che vogliano praticare sport. Per agevolare questo processo sarebbe utile anche creare una banca dati virtuale che consenta lo scambio di attrezzature usate tra chi ha cessato l’attività e chi la vuole intraprendere. In questo percorso è altresì necessario preoccuparsi dei mezzi di trasporto per arrivare agli impianti sportivi. Che si tratti di trasporto privato, che deve avere posti riservati per le persone con disabilità e i relativi spazi per salire o scendere dalle vetture, o di trasporto pubblico, che deve essere ugualmente accessibile, le persone disabili devono avere gli strumenti utili alla propria autonomia. Promotore dell’istanza è PhD Laura Coccia – Membro Onorario Associazione Europea dei Giovani Recapiti: 3334883673 – lauracoccia1986@gmail.com
(11) Istituzione della figura professionale dell’Assistente all’Emotività, all’Affettività e alla Sessualità
Applicazione del DDL (n. 1442 anno 2014 presentato al Senato con la precedente legislatura) che dia la possibilità di creare la figura professionale del cosiddetto Assistente all’Emotività, all’Affettività e alla Sessualità (OEAS) per persone con Diversa Abilità. L’istituzione della suddetta figura professionale racchiude allo stesso tempo “rispetto” e “educazione”, che solo per un Paese davvero Civile può rappresentare la massima espressione del “diritto alla salute e al benessere psicofisico” degli esseri umani.
L’O.E.A.S. è una figura professionale (uomo o donna) con orientamento bisessuale, eterosessuale o omosessuale che deve avere delle caratteristiche psicofisiche e sessuali “sane” (importanza di una selezione accurata degli aspiranti assistenti sessuali). Attraverso la sua professionalità supporta le persone con disabilità a sperimentare l’erotismo e la sessualità. Questo operatore, formato da un punto di vista teorico e psicocorporeo sui temi della sessualità, permette di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a vivere un’esperienza erotica, sensuale e/o sessuale. Gli incontri, infatti, si orientano in un continuum che va dal semplice massaggio o contatto fisico, al corpo a corpo, sperimentando il contatto e l’esperienza sensoriale, dando suggerimenti fondamentali sull’attività autoerotica, fino a stimolare e a fare sperimentare il piacere sessuale dell’esperienza orgasmica. L’operatore definito del “benessere sessuale” ha dunque una preparazione adeguata e qualificante e non concentrerà esclusivamente l’attenzione sul semplice processo “meccanico” sessualità. Promuoverà attentamente anche l’educazione sessuo-affettiva, indirizzando al meglio le “energie” intrappolate all’interno del corpo della persona con disabilità. Promotore dell’istanza è il Comitato LoveGiver Referenti: Maximiliano Ulivieri 3343469900 – max.ulivieri@gmail.com / Dott.re Fabrizio Quattrini 3355868054 – fabrizio.quattrini@univaq.it
(12) Incremento dei fondi da destinare al finanziamento della ricerca scientifica pubblica e migliori procedure di monitoraggio dei fondi assegnati.
Secondo i recenti dati ISTAT il nostro Paese investe solo l’1,38% del PIL nella ricerca e, pertanto siamo posti, al 12° posto in Europa nel rapporto tra ciò che viene speso in ricerca e sviluppo ed il PIL. Una cifra assolutamente irrilevante confrontandola con la crescente necessità di Persone con Disabilità in attesa di cure e trattamenti che possano migliorare la loro qualità di vita. Desta ancor più allarme il fatto che su 97 milioni di contributi erogati nel periodo 2014-2017, del Fondo integrativo speciale per la ricerca (Fisr), quasi un terzo è andato a progetti che sono rimasti sulla carta. Per queste motivazioni si ritiene necessario non solo un maggiore stanziamento di fondi dedicati a questo settore ma anche un attento follow up di tutti i fondi erogati al fine di assicurare che tutti i progetti finanziati arrivino a dei risultati. Promotore dell’iniziativa è Parent Project Onlus Referente: Luca Genovese 0666182811/ associazione@parentproject.it

nov 21

Per una concreta esigibilità del diritto di vivere indipendenti

Com’è noto l’ENIL, European Network Independent Living, è una Organizzazione, nata sul finire degli anni 80 con la missione di portare dagli Stati Uniti all’Europa e quindi anche in Italia, il diritto alla Vita Indipendente, ponendo l’assistenza personale autogestita come strumento principale per perseguirla. Il nostro è un Movimento di persone con disabilità che, insieme ad altre organizzazioni, ha ottenuto nel 1998 la legge 162 e che, con l’avvento della 328/2000 ha dovuto riorganizzarsi in comitati locali e/o regionali, per poter acquisire localmente quella esigibilità che prima della riforma del Titolo V e con il raggiungimento della L. 162 sembrava già conquistata e applicabile in modo omogeneo in tutto il territorio della nazione.

Si precisa che, quando parliamo di assistenza personale autogestita quale strumento di promozione per la Vita Indipendente, sulla base dei principi della Convenzione ONU non si esclude nessuna forma di disabilità, perché essa può essere integrata con altre forme di supporto, ad esempio: amministratore di sostegno, educatore, psicoterapeuta, o altra figura professionale, qualora se ne presenti la volontà o la necessità.

Negli anni successivi in alcune regioni, principalmente del Nord (Piemonte, Toscana, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, ma anche Sardegna e Sicilia), e in alcune città, come Roma, Como, dove la presenza di attivisti informati, organizzati e determinati ha trovato ascolto, si è cominciato ad ottenere delibere e regolamenti volti al conseguimento della Vita Indipendente mediante l’assistenza personale autogestita, con i relativi finanziamenti, per la verità poco consistenti e alquanto differenziati. Grazie ad essi le persone con disabilità, sebbene in modalità ridotte, hanno potuto vivere nel proprio nucleo familiare d’origine o in uno di nuova formazione, o vivere sole, evitando di finire in un istituto sebbene in condizioni comunque lontane dalla pari dignità ed eguaglianza consentita ai cittadini non disabili.

In anni più recenti le regioni centrali Molise e Abruzzo hanno conseguito delle apposite leggi, anch’esse alquanto limitate in termini di finanziamenti, mentre nella maggior parte delle regioni d’Italia ed in particolare al Sud, non è stato ottenuto alcuno strumento normativo per garantire il diritto all’autodeterminazione delle persone con disabilità, cioè il diritto di vivere in modo indipendente. Di conseguenza ancora molte persone disabili sono a carico delle loro famiglie, contemporaneamente vittime e carnefici dei loro cari, o rinchiuse negli istituti e nelle case famiglia o abbandonate a loro stesse, a volte fino a morirne, il che equivale a dire che la maggior parte di esse vive ancora pesantemente discriminata e segregata. Contestualmente anche i diritti di cittadinanza restano inesigibili nel caso in cui le persone disabili vogliono o necessitano cambiare residenza.

Gli sforzi dei precedenti governi per consentire alle regioni di colmare il vuoto amministrativo e di dare risposte al bisogno/diritto di autodeterminazione delle persone con disabilità, anche per adempiere agli obblighi disposti con la ratifica della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, mediante la legge 3 marzo 2009, n° 18, hanno prodotto in materia di Vita Indipendente, ben miseri risultati.

Gli esiti e le differenti interpretazioni da parte delle regioni del “Decreto ministeriale sulle Linee guida per la presentazione di progetti sperimentali in materia di Vita Indipendente ed inclusione nella società delle persone con disabilità” è stato, dal 2013 all’anno in corso, più che un percorso volto a consentire alla persona con disabilità di “scegliere, in piena libertà e autonomia, come vivere, dove vivere e con chi vivere”, un modello di intervento condiviso da vari attori ma con grande dispersione delle poche risorse finanziarie che solo in ridotte percentuali sono arrivate direttamente alle persone con disabilità interessate. Oltremodo ha creato un dannoso gioco al ribasso in relazione a quelle buone prassi che erano state a fatica attuate e sostenute in precedenza, di fatto impedendo di raggiungere una vera indipendenza, professata solo sulla carta.

Il risultato è ben sintetizzato ad esempio in questa richiesta d’aiuto da parte di un nostro Socio: “Salve, ho urgentemente bisogno di uno consiglio. Sono rientrato tra gli assegnatari della sperimentazione ministeriale sulla Vita Indipendente. L’importo assegnatomi è di € 900 mensili…, io ho trovato un assistente e pensavo che bastasse questo, invece mi dicono che la cifra va divisa in macro aree e quindi 400 € per l’assistente, 100 € per l’abitare in autonomia, 100 € per le relazioni sociali, 200 € per la domotica e così via. Ma a me delle macro aree non mi interessa, io i 900 € voglio utilizzarli per l’assunzione di un assistente, anche perché che assunzione faccio con 400 €? Ma perché devono decidere loro come spenderli? Aiutatemi per favore!”.

Siamo ben consapevoli, anche nel rispetto dell’art. 19 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, che l’assistenza personale autogestita non è l’unico strumento per rispondere al diritto di autodeterminarsi delle persone con disabilità, ma è una condizione necessaria per il raggiungimento dell’inclusione nella collettività, il naturale distacco dalla famiglia di origine, il diritto ad una vita adulta. E vogliamo denunciare ancora una volta il fatto che per una persona in condizioni di non autosufficienza non è possibile vivere in modo indipendente con un contributo di € 900 al mese per pagare gli assistenti personali.

Ed è quindi evidente l’enorme mancanza di risorse finanziarie nazionali necessarie a soddisfare in modo efficace ed efficiente tutte le richieste attuali e quelle potenziali future per garantire i diritti espressi nella nostra Costituzione e l’inclusione nella collettività in tutti gli aspetti della vita.

Pertanto, chiediamo riscontro alle parole del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con Delega al Ministero della Famiglia e delle Disabilità Vincenzo Zoccano sul settimanale Vita, che afferma di voler intervenire “non solo rispetto al sanitario e sociosanitario, ma in tutti gli ambiti della vita” e che il suo Ministero senza portafoglio è proprio quello che ci vuole “per far spendere bene i soldi agli altri Ministeri”. Soprattutto a quanto dichiarato nel NADEF 2018, ossia che “Il Governo intende pertanto presentare un disegno di legge per la riforma e il riordino della disciplina per la tutela e la promozione dei diritti delle persone con disabilità: una riforma strutturale, volta a una revisione legislativa complessiva inerente alle diverse tematiche delle prestazioni e dei servizi per l’inclusione sociale, educativa e occupazionale, dell’accessibilità, della non discriminazione, del diritto alla vita adulta e del contrasto alla segregazione, con il fine di superare la frammentazione normativa mediante la redazione di un apposito Codice della materia.”.

Lo stesso Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità nelle osservazioni conclusive del 31-8-2016 in risposta al primo rapporto italiano relativo all’applicazione della Convenzione ONU, in merito all’art. 19 ha dichiarato di essere: “seriamente preoccupato per la tendenza a re-istituzionalizzare le persone con disabilità e per la mancata riassegnazione di risorse economiche dagli istituti residenziali alla promozione e alla garanzia di accesso alla Vita Indipendente per tutte le persone con disabilità nelle loro comunità di appartenenza”.

Di conseguenza cita testualmente: “Il Comitato raccomanda: a) di porre in atto garanzie del mantenimento del diritto ad una vita autonoma indipendente in tutte le regioni; e, b) di reindirizzare le risorse dall’istituzionalizzazione a servizi radicati nella comunità e di aumentare il sostegno economico per consentire alle persone con disabilità di vivere in modo indipendente su tutto il territorio nazionale ed avere pari accesso a tutti i servizi, compresa l’assistenza personale”.

Partendo da tali considerazioni proponiamo anche al nuovo Osservatorio, di cui vogliamo continuare a essere parte le mozioni seguenti:
• Di superare, dopo cinquant’anni di applicazione nel mondo occidentale e dopo quasi un trentennio in Italia, l’attuale fase di “sperimentazione” e passare all’esigibilità del diritto di tutte le persone con disabilità che lo scelgono, di poter liberamente assumere assistenti personali autonomamente gestiti con un modello di progetto personalizzato e auto-organizzato mediante l’istituzione di apposito e adeguato fondo governativo. L’utilizzo di questa pratica non va inteso come l’unica soluzione per tutti i tipi di disabilità, ma come base di garanzia per l’autodeterminazione delle persone con disabilità, nel caso in cui queste lo richiedano, anche tramite chi le rappresenta.
• Di farsi portavoce nelle sedi opportune affinché lo Stato centrale si adoperi a commissariare, fino a che tali Enti non risolvano la situazione, quei Comuni e quelle Regioni che non provvedono a adottare regolamenti e norme che prevedano l’assistenza personale autogestita come diritto umano soggettivo e inviolabile, unico strumento adatto al superamento del semplice assistenzialismo e al raggiungimento di una reale parità sociale e individuale delle persone con disabilità.
• Di chiedere nelle sedi opportune, visto che l’Italia ha totalmente ratificato la Convenzione Onu, che si passi dai principi generali contenuti nell’articolo 3, agli obblighi da essa elencati nell’articolo 4.
• Di far applicare con eguaglianza alle Regioni il dettato del II° Programma di azione sulle disabilità in particolare relativo alla Linea 2: Politiche, servizi e modelli organizzativi per la Vita Indipendente e l’inclusione nella società, superando i limiti evidenziati dell’attuale Decreto ministeriale.
• Di chiedere l’abrogazione dei limiti d’età imposti da leggi, delibere e regolamenti in materia di Vita Indipendente e di inclusione sociale, a cominciare dai progetti in essere e da quelli in avviamento, in quanto la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità non li prevede.
• Di chiedere l’abrogazione della compartecipazione alle spese per tutti i progetti di Vita Indipendente e similari (es. assegno di cura, ecc. ecc.) in relazione all’assistenza personale.
• Di farsi portavoce affinché si applichi l’art. 33 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, commi 1 e 2, per creare un organismo istituzionale indipendente collegato alla Corte Costituzionale e alla Corte dei Conti.
• Di farsi portavoce per fare in modo che l’Italia applichi l’art. 33, comma 3 allo scopo di creare un organismo indipendente distaccato dal Governo affinché venga monitorata l’applicazione della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità in tutti i suoi articoli.
• Di fare pressione affinché la legge 112/2016 cosiddetta legge sul “Dopo di noi”, che attualmente pone al centro l’assenza di assistenza familiare, e non le esigenze per una vera inclusione sociale ed un programma efficace di deistituzionalizzazione, modifichi il suo orientamento nel rispetto dell’art. 19 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità nella sua interezza.

ENIL Italia, novembre 2018

per scaricare il testo cliccare qui.

lug 17

ENIL: PROPOSTA DI MANIFESTO PER LE PROSSIME ELEZIONI DEL PARLAMENTO EUROPEO NEL 2019

Il Progetto europeo offre alle persone il diritto di esplorare. Viaggiare, studiare e vivere in diversi paesi, significa che ogni individuo può accedere ai benefici di un mondo globalizzato nel quadro dell’Unione europea (UE). Eppure, al momento, molti cittadini dell’UE non sono ancora in grado di accedere pienamente alle opportunità che essa offre. Le persone con disabilità in tutta Europa sono costrette ad affrontare ostacoli significativi all’accesso dei servizi come i trasporti e l’abitazione, che sono essenziali per partecipare pienamente e con eguaglianza nella collettività. Inoltre, è più probabile che le persone disabili vivano in situazioni di povertà e con meno probabilità di trovare un impiego nel libero mercato del lavoro. Hanno meno opportunità anche nell’accesso e inclusione nelle scuole pubbliche di ogni livello. Migliaia di persone disabili vivono ancora negli istituti, segregati ed esclusi dal resto della società. Ciò va contro i valori europei e mina la filosofia della Vita Indipendente.

L’anno 2019 sarà pieno di opportunità per l’Unione europea. La proclamazione del Pilastro europeo dei diritti sociali (Social Pillar) del 17 novembre 2017 e la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (ONU CRPD) da parte dell’UE e tutti i suoi Stati membri hanno fornito grandi strumenti per superare la crisi economica, l’austerità e i tagli avvenuti. È tempo di ridare all’UE un volto umano. I
cittadini europei vogliono che l’Unione europea torni a mettere le persone in prima linea nella politica.

Sostenendo tutti coloro che vivono negli Stati membri nell’accesso agli stessi diritti, l’UE può consentire alle persone di vivere una vita piena e indipendente qualunque sia la loro condizione. Questo darà alla gente fiducia nel sentirsi cittadini globali, pronti a sfruttare tutti i vantaggi che questo comporta. Le elezioni europee del maggio 2019 sono un’opportunità per i politici di dimostrare che l’UE è molto più della rete di complessità burocratiche che spesso dimostra di essere. L’Unione europea deve includere tutti. Con questo manifesto ENIL vuol evidenziare alcuni punti cruciali sui quali il Parlamento europeo deve esercitare un ruolo esemplare sui diritti umani e sull’inclusione sociale per chiunque.

1.Libertà di movimento per tutti.

La libertà di circolazione di beni, persone, servizi e capitali è un principio fondamentale dell’UE sancito dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFEU)3. La libertà di viaggiare nell’UE è una opportunità per le persone di scoprire la storia e l’immensa diversità culturale. Vedere e sperimentare le diverse culture e modi di vivere promuovono una società diversificata e inclusiva. Oggi le imprese commerciali europee utilizzano già le possibilità offerte dal diritto alla libera circolazione. I cittadini privati al contrario, spesso non possono godere pienamente di questo diritto di vivere, lavorare o studiare in un altro Stato membro dell’UE. La ragione è semplice: non esiste una normativa europea per sostenere il diritto alla libera circolazione.
I principi 12, 14 e 20 del Pilastro Sociale affermano che tutti hanno diritto, rispettivamente, alla protezione sociale, ad un reddito adeguato e all’accesso ai servizi essenziali, compresi i trasporti, comunicazione e servizi finanziari4. Eppure, in pratica, molti cittadini europei ancora non possono accedere a questi diritti di viaggiare, vivere, lavorare o studiare in un altro Stato membro dell’UE. Tutto ciò impedisce alle persone di scoprire le possibilità offerte dall’Unione Europea, come la ricerca di una vita migliore, unendosi al loro partner, andare in pensione, ad esempio, cogliere le opportunità di lavoro o studio. Questo vale soprattutto per i cittadini disabili dell’Unione Europea.

1 Vedi: http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php…

2 Vedi: FRA country studies on the right to independent living of persons with disabilities

3 Vedi: Art 45-66 TFEU

4 Vedi: https://ec.europa.eu/…/deeper-and-fairer-economic-and-mone…/ european-pillar-social-rights/european-pillar-social-rights-20-principles_en

Per garantire che tutte le persone con disabilità dell’UE abbiano il diritto di libertà di circolazione, ENIL invita i futuri membri del Parlamento Europeo (MEPs) a:

• Espandere il progetto pilota della Disability Card dell’UE e collaborare con gli Stati membri al riconoscimento dell’invalidità in tutta la UE.

• Lavorare con la Commissione europea e gli Stati membri per garantire che la Commissione per la Proposta di raccomandazione al Consiglio sull’accesso alla protezione sociale consenta a tutti i cittadini dell’UE di accedere ai servizi di supporto (sociale) in tutta l’UE.

• Utilizzare l’European Accessibility Act (EAA) come base per adottare un solido quadro europeo per un ambiente accessibile e inclusivo (costruito), con servizi completamente accessibili, compresi trasporti, comunicazioni e servizi finanziari.

• Garantire che il trasporto pubblico sia accessibile e che diventi un diritto esigibile per tutti i cittadini dell’UE.

• Garantire che i programmi transnazionali europei per i giovani come Erasmus e il Solidarity Corps siano inclusivi e pienamente accessibili a tutti i cittadini dell’UE, indipendentemente dalla loro necessità di supporto.

2 Un regolamento Europeo che incoraggi la transizione dall’assistenza istituzionale ai servizi e supporti per la collettività e alla fornitura di assistenza personale (PA)

L’accesso ai supporti sociali e ai servizi tradizionali, come menzionato al punto 1, sono solo un aspetto del passaggio verso un’Europa più sociale. L’accessibilità dei servizi dovrebbe essere accompagnata da uno spostamento del modello tradizionale basato sull’assistenza istituzionale e residenziale (istituti per disabili, RSD, residenze protette), verso un sistema basato sui diritti umani. Ciò significa che i Servizi e i sostegni di supporto basati sulla collettività (CBS) e accesso a all’assistenza personale (PA) devono diventare esigibili in tutta l’UE.
Essere in grado di vivere la propria vita come si vuole è essenziale per l’inclusione e la partecipazione nella collettività. Pertanto, tutte le persone disabili devono avere il controllo sul supporto che ricevono. Lasciare alle persone il controllo per adattare ai loro bisogni il supporto che ricevono significa avere l’indipendenza e l’autonomia necessaria per partecipare attivamente a tutti gli aspetti della società (collettività).
In linea con l’articolo 19 della Convenzione ONU (CRPD): il diritto di vivere indipendentemente ed essere inclusi nella collettività, ratificato dall’Unione Europea e dagli Stati membri, l’UE deve promuovere e facilitare lo spostamento verso un sistema di supporti che consenta alle persone di avere il controllo sulla propria vita e viverla secondo le proprie scelte ed esigenze.
L’assistenza personale, fornita tramite i pagamenti indiretti / budget personali gestiti dalla persona con necessità di sostegni, è lo strumento perfetto per lasciare alle persone il controllo sulla propria vita e di essere cittadini attivi. Inoltre, l’assistenza personale è altamente efficiente, perché consente alle persone di ottenere esattamente il giusto supporto per i loro bisogni individuali. Questo riduce i costi e le prestazioni per altri servizi, come l’assistenza sanitaria. La questione più importante è il rispetto dei diritti umani.
Sebbene l’articolo 153, paragrafo 4 del Trattato UE limiti la competenza dell’Unione Europea in campo sociale, il paragrafo 2 dello stesso articolo consente al Parlamento europeo e al Consiglio lo scambio e la promozione di buone prassi per migliorare l’inclusione sociale e rimuovere gli ostacoli amministrativi.

5 Vedi: Report sulla Giornata Europea delle Persone con Disabilità 2015 e il report intra europeo su Lavoro e Mobilità 2016

6 Vedi: Per maggiori informazioni sui concetti CBS e PA

7 Vedi: Per ulteriori informazioni sull’art. 19 confronta il recente Commento Generale del Comitato per la Conv. ONU

Con questo in mente, ENIL richiama il neo eletto Parlamento europeo a:

• Garantire che le persone disabili che vivono nelle istituzioni e / o quelle con maggiori necessità di sostegni non siano escluse dalle iniziative politiche dell’UE; queste iniziative devono concentrarsi sempre di più sull’occupazione come mezzo per affrontare l’esclusione sociale e la povertà.

• Promuovere la transizione dalle cure istituzionalizzanti e residenziali (es. residenze protette per disabili) verso sostegni basati sulla collettività (CBS) e Assistenza Personale (PA) tramite tutti gli strumenti e le iniziative della politica dell’UE, incluso il semestre europeo.

• Includere la disponibilità e la qualità di CBS e PA come indicatori nel Regolamento di valutazione sociale dell’UE.

• Migliorare la raccolta dei dati per quanto riguarda i servizi e sostegni per le persone con disabilità per monitorare i progressi, facilitare lo scambio di buone pratiche ed un uso più efficiente della carta d’invalidità dell’UE.

• Garantire che la Direttiva sulle Dichiarazioni Scritte e la Direttiva sull’Orario di Lavoro riconoscano l’importanza della transizione verso CBS e PA. Questo include lavorare con gli Stati membri per assicurarsi che i sistemi nazionali di sicurezza sociale forniscano adeguati finanziamenti per consentire agli utenti della PA, nel rispetto delle direttive sopra indicate.

3. Fondi UE per la Vita Indipendente

I fondi strutturali e di investimento europei (fondi ESI) sono uno degli strumenti più importanti dell’UE per ridurre le disuguaglianze tra le diverse regioni. Dovrebbero facilitare l’inclusione sociale e sostenere la transizione dall’assistenza istituzionale tradizionale verso servizi e sostegni per la collettività e l’assistenza personale.
Negli ultimi anni, i fondi ESI hanno svolto un ruolo fondamentale nell’introdurre in agenda la deistituzionalizzazione e la transizione alla vita comunitaria, incoraggiando le riforme. Allo stesso tempo, nonostante alcune buone intenzioni, questi fondi non sono stati utilizzati in conformità con l’articolo 19 della Convenzione ONU: le persone disabili vengono trasferite dai grandi ai piccoli istituti, senza avere adeguati sostegni per poter vivere in modo indipendente, tantomeno sono coinvolti direttamente nelle decisioni riguardanti la loro vita.
Incoraggiamo fortemente a mantenere l’attenzione sulla deistituzionalizzazione e sulla Vita Indipendente nel prossimo Regolamento finanziario poliennale (MFF).
Questo abiliterà l’UE e i suoi Stati membri a rispettare gli obblighi della Convenzione ONU. Il passaggio dall’assistenza istituzionale e residenziale verso servizi e sostegni basati sulla collettività contribuisce anche alla realizzazione del principio 18 del Pilastro Sociale, che afferma: “Tutti hanno diritto ai servizi di cura a lungo termine a prezzi accessibili e di buona qualità, in particolare all’assistenza domiciliare e ai servizi basati sulla collettività”

8 Vedi: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/…

9 Vedi: Briefing ENIL sull’utilizzo dei fondi per la Vita Indipendente 2018

10 Vedi: https://ec.europa.eu/…/deeper-and-fairer-economic-and-mone…/ european-pillar-social-rights/european-pillar-social-rights-20-principles_en

Al fine di garantire che i fondi dell’UE siano utilizzati in modo più efficiente e facilitare l’inclusione sociale e la Vita Indipendente, ENIL richiama il neoeletto Parlamento europeo a:

• Utilizzare i fondi ESI per una vera deistituzionalizzazione e per la Vita Indipendente, in linea con l’articolo 19 della Convenzione ONU, come indicato nel Commento Generale all’articolo 19.

• Migliorare i sistemi di monitoraggio e delle denunce sui Fondi ESI, per evitare che questi vengano utilizzati per sostenere servizi e strutture che facilitano la segregazione delle persone disabili e impediscano la loro inclusione sociale (collettività).

• Garantire che le persone titolari di progetti finanziati con i fondi ESI abbiano voce in capitolo su come vengono spesi questi soldi – dalla pianificazione al monitoraggio- compresa l’attuazione. È essenziale che il principio di partenariato sia rafforzato nel prossimo Regolamento MFF.

• Sostenere l’innovazione sociale e le riforme che migliorano l’accesso a tutte le categorie svantaggiate sui diritti umani e fornire finanziamenti per i sostegni centrati sulla persona come l’assistenza personale.

• Creare un fondo per l’accessibilità e l’inclusione specificamente finanziato, ad esempio, dalle autorità locali, ONG e altri attori a livello base per attivare progetti sull’accessibilità (ad esempio su come rendere accessibili gli edifici pubblici).

• Utilizzare il semestre europeo per monitorare gli sviluppi sociali a livello nazionale, per assicurare che gli investimenti dei fondi ESI siano sostenuti dalle decisioni politiche e di bilancio, sempre a livello nazionale.

4. Integrazione della disabilità in tutti i settori della politica

Come sottolineato sopra, l’inclusione non riguarda solo l’accesso ai servizi sociali; riguarda tutte le aree della vita. Include l’accesso all’assistenza sanitaria, istruzione e impiego, trasporti pubblici, abitazione, cultura, sport e tempo libero e altri settori.
L’inclusione va anche oltre la disabilità e non è limitata a nessun particolare gruppo o categoria. Tutti i bambini hanno bisogno di supporto per una partecipazione globale nella scuola. Tutti i dipendenti hanno bisogno di pause durante il giorno e orari di lavoro flessibili di volta in volta.
ENIL sollecita il neo eletto Parlamento europeo a:

• Assicurarsi che la natura universale dell’inclusione sia riconosciuta e integrata in ogni ambito della politica.

• Spostare il tema dell’inclusione sociale dal Ministero del Lavoro a quello della Giustizia. L’inclusione è una questione di diritti umani, non del Welfare

giu 17

VERBALE ASSEMBLEA ENIL ITALIA

L’Assemblea ordinaria di ENIL Italia si è tenuta in forma telematica (come previsto dallo Statuto) nei giorni 15 e 16 giugno 2018. Il giorno 15 aperta a tutti gli iscritti alla mailing list della Segreteria Operativa di ENIL Italia e ad invitati anche tramite le pagine di Facebook dei gruppi “Vita Indipendente” ed “ENIL Italia”, il giorno 16 con la convocazione dei soli Soci in regola con il pagamento della quota. L’Assemblea si è svolta utilizzando la piattaforma GoToMeeting.

Il verbale dettagliato della riunione è redatto sotto forma di file audio-video integrale, per un totale di 9 ore e 45 minuti circa e 8,8 GB.

Il voto è stato organizzato anch’esso in forma telematica e con le garanzie di segretezza e precisione, il tutto mediante la piattaforma Eligo.

L’elezione della nuova Segreteria Operativa ha dato i seguenti risultati:

Votanti 16 con il sistema Eligo, 3 in forma palese perché non hanno potuto usare l’accesso telematico, totale 19 votanti.

Candidato e voti ricevuti:

Germano Tosi, 17
Maria Rosaria Duraccio, 13
Claudio Cardinale, 11
Mara Di Nunno, 8
Stefano Baldini, 4

Nessuna scheda bianca.

Si è votato inoltre sulla proposta di Germano Tosi di far aderire ENIL Italia alla Faip (federazione delle associazioni delle persone con lesione midollare).

Votanti 13, 12 col sistema Eligo e uno in forma palese.

Risultato:

Favorevoli, 6
Contrari, 5
Astenuti, 2

Mozione approvata.

I verbali della votazione elettronica col sistema Eligo sono disponibili, ma prima di metterli on line devo togliere alcuni dati per esigenze di privacy, in primo luogo l’elenco degli indirizzi e-mail dei votanti. Anche l’elenco dei votanti e degli aventi diritto al voto potrebbe comportare problemi di riservatezza, mi riservo di consultare qualche esperto per decidere in merito.

Le mozioni pubblicate sulla mailing list sono state accolte come raccomandazione e quindi non messe al voto. Verranno discusse appena possibile nella Segreteria Operativa e con la presenza del proponente.

Il segretario verbalizzante
John Fischetti

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