mar 02

Attivismo e disabilità: strumenti e competenze per il diritto alla Vita Indipendente

Grafica con persone con disabilità che reggono cartelli e manifestano. Scritta: Attivismo e disabilità, strumenti e competenze per il diritto alla vita indipendente. Roma, 13-16 giugno 2020". In basso, il logo di ENIL Italia.

UNA FORMAZIONE TRA PERSONE CON DISABILITA’

da VENERDI’ 25 a LUNEDÌ 29 SETTEMBRE 2020, Roma


Aggiornamento Coronavirus 16/05/2020


La formazione è stata rimandata a dopo l’estate.
Le selezioni sono concluse e a tutti i candidati, selezionati e non, è stata mandata una comunicazione personale via mail. Se vi siete iscritti entro i termini e non avete ricevuto nessuna mail, scriveteci a formazione2020@enil.it.


Perché questo training?

Le persone con disabilità in Italia vivono ancora in un contesto molto problematico e limitante. La discriminazione in ambito lavorativo, l’inaccessibilità del trasporto e degli spazi pubblici, l’insufficienza di fondi per l’assistenza personale, le difficoltà nel reperire gli ausili, unite allo stigma e alla svalutazione, generano marginalizzazione, subalternità e mancanza di opportunità rispetto alle persone senza disabilità.
Tutto questo si traduce nell’impossibilità di esercitare i propri diritti, di prendere decisioni riguardanti la vita quotidiana e di svolgere attività di propria scelta. In sintesi: manca l’opportunità di aspirare ad una vita adulta e indipendente nella collettività, al pari di ogni altro cittadino non disabile.

Difficilmente, però, la lotta contro queste discriminazioni ha la stessa visibilità ed efficacia di altre lotte per i diritti civili e sociali. Anzi, specialmente in questo periodo storico, l’instabilità politica e l’ascesa di estremismi e populismi si traducono in attacchi ai diritti sociali: e i target più frequenti sono proprio le categorie di persone marginalizzate, tra cui le persone disabili.

E’ quindi fondamentale formare una nuova generazione di attivisti con disabilità, in grado di difendere le conquiste ottenute da attivisti e organizzazioni di persone con disabilità nei decenni scorsi e raggiungere nuovi obiettivi.

Che cosa faremo?

Si parlerà della storia del movimento per i diritti delle persone disabili, del concetto di Vita Indipendente, di disabilità in chiave socio-politica, di abilismo (la discriminazione verso le persone disabili), di come fare attivismo per difendere i propri diritti… e ci divertiremo anche!
La formazione utilizzerà tecniche di educazione non-formale: attraverso attività esperienziali e interattive esploreremo l’intreccio tra la teoria e il vissuto personale di ognuno.

Organizzatori, formatori e partecipanti saranno tutti persone con disabilità.
Il training, finanziato da ULOBA (organizzazione norvegese per la Vita Indipendente), è organizzato da ENIL Italia (Rete Europea per la Vita Indipendente).

Organizzazione delle giornate

I partecipanti trascorreranno insieme quattro giorni e tre notti; la formazione si svolge nella stessa struttura dove si trovano le camere e il ristorante. Le attività inizieranno sabato 13 giugno con una serata di benvenuto e termineranno martedì 16 giugno alle ore 17.30 circa. Le giornate di formazione prevedono due sessioni di mattina e due al pomeriggio; il programma è intenso, ma sono previste pause tra le sessioni e momenti di relax dopo pranzo e in serata.

Puoi iscriverti se:

1) Hai una disabilità
2) Ti interessa la lotta per la difesa dei diritti delle persone con disabilità.
Invitiamo ad iscriversi persone con ogni tipo di disabilità, con lo scopo di acquisire più strumenti possibili per affrontare e contrastare le discriminazioni che si incontrano nella propria vita.

Luogo:

Il training si svolgerà presso la “Casa don Orione” a Roma, in via della Camilluccia 120. La struttura è accessibile per le persone in carrozzina, qui trovi alcune foto. Chi ha altre esigenze di accessibilità può specificarle nella domanda di partecipazione.

Costi:

La partecipazione è gratuita: le spese di vitto e alloggio sono coperte dall’organizzazione. E’ inoltre previsto il rimborso delle spese di viaggio (giustificate da biglietti/ricevute di spesa) fino a un massimo di 150 € a persona.

Contributi per assistenza personale:

Per le persone che hanno bisogno di assistenza personale continuativa è disponibile un contributo di forfettario di 50 euro al giorno.
Se temi di non poter partecipare a causa di problemi economici particolari, non arrenderti: scrivici, e valuteremo se è possibile aiutarti con contributi aggiuntivi.

Quindi…
Se gli argomenti ti interessano, se ti piace l’idea di migliorare il tuo attivismo o acquisire strumenti per iniziare a praticarlo, se vuoi imparare nuove cose da altre persone disabili e condividere le tue esperienze…

…ISCRIVITI compilando il questionario online.

Scadenza iscrizioni: 20 marzo 2020

I partecipanti saranno selezionati valutando la qualità delle risposte date al questionario e cercando di garantire un buon bilanciamento nella composizione del gruppo, ad es. in termini di provenienza geografica, età, genere e così via. Il tipo di disabilità o i bisogni di accessibilità non saranno considerati per la selezione, quindi ti invitiamo a descrivere in maniera onesta e completa i tuoi bisogni, per poterti accogliere nel modo migliore.

I risultati della selezione saranno comunicati via mail ad ogni candidato.

Per info:

formazione2020@enil.it

giu 07

Reddito di cittadinanza: aggiornamento

Segnaliamo l’articolo che è apparso oggi sul portale Handylex in merito al ricorso da noi sostenuto sul reddito di cittadinanza.

Di seguito il collegamento al testo:
http://www.handylex.org/news/2019/06/07/reddito-di-cittadinanza-verso-il-ricorso-collettivo
buona lettura

giu 06

Welfare Together

Le nostre Socie Enil Ilaria Faranda e Tania Bocchino hanno vinto l’edizione 2019 di Welfare Together promosso da Reale mutua. Il loro progetto denominato Express Care ha l’intento di formare gli/le assistenti personali indispensabili per la vita indipendente delle persone con disabilità. Non ci credevano neanche loro ma ce l’hanno fatta. Sono € 20.000 a fondo perduto oltre ad un tutoring da € 10.000. Tra l’altro Ilaria ha vinto anche un altro progetto promosso da Enil Europa sempre sulla formazione, da € 15.000. Daremo notizia appena avremo l’ufficialità.

Qui potete leggere l’articolo:

https://www.wired.it/economia/start-up/2019/05/25/wired-next-fest-reale-mutua-express-care/

Che dire, complimenti a Ilaria e Tania

mag 04

5 Maggio: Giornata Europea per il diritto alla Vita Indipendente delle persone con disabilità

Per alcune vie del centro di Milano sfilerà per l’occasione un allegro
corteo, accompagnato dalla musica della BANDA DEGLI OTTONI A SCOPPIO.

IL CORTEO PARTIRÀ ALLE 10 DA VIA 25 APRILE E CONCLUDERÀ IL TRAGITTO ALLE 13 PRESSO LA STECCA IN VIA GAETANO DE CASTILLA, 26.

Gli organizzatori e promotori dell’iniziativa – Comitato lombardo per la
Vita Indipendente delle persone con disabilità, Abbatti le Barriere,
Disabili Pirata e ComodalBasso – chiedono:

* finanziamenti sufficienti per assumere assistenti personali
e norme che lo prevedano,

* investimenti per abbattere le barriere architettoniche e per impedire che ne vengano costruite di nuove,

* parità di accesso a scuola, lavoro, casa, trasporti, sanità, servizi urbani e tutto quanto una società civile mette a disposizione di tutti i cittadini e le cittadine;

e ci ricordano che la disabilità è solo una delle tante caratteristiche che
contraddistinguono gli uomini e le donne della nostra specie. Le diverse
disabilità comportano diversi tipi di svantaggi, che, secondo la
Costituzione italiana, vanno superati per il raggiungimento di una pari
dignità sociale e del pieno sviluppo della persona umana. Questi obiettivi
possono essere conseguiti soltanto assicurando alle persone con disabilità
il diritto a una VITA INDIPENDENTE, affinché possano autodeterminare la loro esistenza e fare delle scelte come tutte le persone libere e uguali.

Ancora oggi purtroppo le persone con disabilità sono considerate un
imprevisto. Di conseguenza le società e i governi non sono preparati ad
accoglierle e mettono a disposizione soluzioni organizzative ancora
inadeguate o addirittura ostili. I risultati sono: discriminazione,
emarginazione, segregazione, umiliazione e sofferenza.
Si può essere segregati in casa propria se non c’è un’assistenza personale o gli ausili giusti per poter uscire di casa quando lo si desidera o quando necessita; così come è emarginante essere inseriti in qualche residenza, struttura, comunità, perché non ci sono alternative. È umiliante e discriminante non poter accedere, per la presenza di barriere architettoniche o per la mancanza di assistenti personali che ci accompagnino o rimangano a disposizione per bisogni e necessità, ai luoghi dove vanno tutte le altre persone.

C’è chi dice che è una questione di costi, ma non è così. È una questione di
modo di pensare, di cultura. I costi ci sono, devono esserci, perché i
lavoratori vanno pagati. Il problema è: per fare cosa? Non certo per
confezionare le persone con disabilità come patetici bambolotti lavati, vestiti e piazzati davanti a un televisore o “animati” con giochetti di società, ma per permettere loro di essere se stesse, di esercitare la propria capacità di autodeterminazione, come ogni essere umano vorrebbe.

È un sentiero che tutte e tutti dobbiamo calcare sia per solidarietà che per investimento sul proprio futuro: attendiamo al corteo tutte le persone che antepongono la libertà e la dignità umana a qualsiasi altro obiettivo!

apr 09

Reddito di Cittadinanza: ENIL Italia sostiene il ricorso per le persone con disabilità


In sede di conversione del decreto legge sul Reddito di Cittadinanza, il Parlamento non ha accolto, complici i veti governativi, emendamenti più attenti alle condizioni delle persone con disabilità. La conseguente legge 28 marzo 2019, n. 26 mantiene quindi tutti elementi discriminatori dell’originale decreto, trattando meno favorevolmente i nuclei familiari poveri in cui sia presente una persona con disabilità rispetto alle altre famiglie .
La discriminazione più grave è considerare come “reddito” i supporti erogati dallo Stato alle persone con disabilità. È un attacco gravissimo allo Stato Sociale e soprattutto alla Costituzione Italiana che chiarisce, sin dai suoi primi articoli, il principio di Uguaglianza Sostanziale di tutti i cittadini davanti alla legge. Lo svantaggio di vivere una condizione di disabilità diviene paradossalmente una colpa discriminante che può escludere o limitare il godimento del supporto ai relativi nuclei famigliari.
Si tratta un meccanismo perverso che colpisce poi con maggiore veemenza le persone con più grave disabilità, cioè quelle che necessitano di un maggiore supporto. Se esse godono di trasferimenti erogati per la loro condizione (disabilità e povertà), questi ultimi divengono automaticamente una “ricchezza” per la loro famiglia.
Questo bizzarro computo non riguarda solo la pensione d’invalidità (285 euro/mese) ma anche:
- i sostegni destinati ai caregivers familiari per i “gravissimi” e in condizione di povertà estrema;
- i risparmi faticosamente accumulati per le numerose emergenze economiche legate alle disabilità più gravi, ed il semplice transito sui conti correnti di somme immediatamente spese per l’assistenza del proprio familiare rappresentano ulteriori penalizzazioni “patrimoniali”.
E vengono conteggiati nel patrimonio anche gli obbligatori accantonamenti previsti dai contratti di lavoro che le persone disabili sostengono per l’assistenza personale: il TFR, le 13me, le ferie. Nello stesso patrimonio finisce tutto quanto le famiglie hanno negli anni stentatamente salvaguardato per quando il loro congiunto con disabilità si troverà da solo ad affrontare le lacune dei servizi.
Negare ai cittadini che hanno maggiori difficoltà quel sostegno al reddito ed una adeguata corsia di accesso ad un lavoro dignitoso, rappresenta un vero e proprio accanimento verso la “colpa sociale” della disabilità.
Questo è il motivo principale che ci spinge, come Associazione, ad assumere una decisiva presa di posizione per contrastare questo profondo attacco al Diritto più importante e basilare del Cittadino con Disabilità: quello di essere rispettato come Persona, con Uguali Diritti e Doveri, in Paese democratico e solidale.
Abbiamo perciò intenzione di impugnare questa norma, che riteniamo discriminante ed incostituzionale, in maniera di rilevarne in sede giudiziale la sua illegittimità ed imporre al Governo il risarcimento dei danni che saranno procurati ai cittadini già esposti all’esclusione sociale e a quotidiane violazioni dei loro diritti umani.
Per questo invitiamo i nuclei famigliari che, a causa della “colpa” della disabilità di un loro componente, saranno discriminati ricevendo un importo inferiore o esclusi dal reddito di cittadinanza, a contattarci tramite la mail info@enil.it presentando in maniera succinta la propria situazione familiare inviando la documentazione ricevuta dall’INPS per il conteggio per accedere al Reddito di Cittadinanza.

————–
Si consulti:
il documento con i nostri emendamenti qui: http://www.enil.it/wordpress/?p=850 ;
l’analisi dettagliata del portale web di Handylex: http://www.handylex.org/news/2019/04/04/disabilita-e-reddito-di-cittadinanza-approvata-la-legge

apr 09

Legge regionale Toscana sui diritti delle persone con disabilità: un occasione mancata?

Presso la Scuola Superiore Sant’Anna a Pisa all’aula Magna alle ore 10 di lunedì 15 aprile si terrà una tavola rotonda con il titolo “Legge regionale Toscana sui diritti delle persone con disabilità: un occasione mancata?” I dettagli del volantino li potete trovare in questo link

mar 07

Reddito di cittadinanza: emendamenti di ENIL Italia

Carmagnola, 5 marzo 2019

Alla cortese attenzione delle:
Commissioni riunite XI Lavoro e XII Affari sociali della Camera dei Deputati

Oggetto: proposta di emendamenti al disegno di legge C. 1637 Governo, approvato dal Senato, recante “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni”.

Preg.mi Onorevoli,

dagli interventi al Senato dei diversi esponenti della compagine Governativa emerge con preoccupante evidenza di come la tutela lavorativa è concepita lecita soprattutto per i cittadini in condizione di “produttività”, mentre deve essere trattato A PARTE chi non è:” propriamente produttivo” e/o lo potrebbe diventare, in parte minimale, a fronte di costi troppo elevati che l’attuale contingenza economica non può permettersi.

Il compito dello Stato, espresso chiaramente nella discussione in Senato è, quindi, quello di “agevolare” la famiglia nella preziosissima opera di ammortizzare quella “stonatura redditiva” creata dalla “divers…abilità”.

Prendiamo atto della precisa volontà politica di limitare l’accesso al Reddito di Cittadinanza ai nuclei familiari che hanno, fra i loro componenti, anche delle Persone con disabilità.

La Persona con disabilità in Italia è ormai definitivamente da considerare come un “affare di famiglia”, il cui compito prioritario è quello di prendersene cura, vicariando lo Stato, attraverso la “custodia nel proprio focolare”. Persone (…) troppo scomode che impattano sfavorevolmente nella collettività già impegnata con molta difficoltà nel produrre ricchezza per il Paese.

Che restino quindi comodamente riposte tra gli affetti di casa, per chi ce l’ha, con i propri congiunti, se presenti, inderogabilmente designati al “lavoro di cura”. La loro presenza è accettata nei giardini pubblici o nelle comunità “border line”, nelle scuole pubbliche di frontiera o assemblate nei centri residenziali diurni, meglio ancora se a tempo pieno. Lontani però dai luoghi destinati alla produttività economica e con buona pace dei buoni principi di inclusione tanto decantati nei comizi e talk show elettorali.

Corre l’obbligo ancora una volta di rammentare al Governo come sia definita nella Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, una LEGGE dello Stato, il concetto della discriminazione di una intera categoria di cittadini.

La Costituzione Italiana inoltre chiarisce in più di un suo articolo, e prescrive, nell’ Art.3 senza possibilità di fantasiose interpretazioni alternative, che il DOVERE dello Stato non è quello di “agevolare” una disparità tra cittadini di diverse condizioni, ufficializzando come sostituti di quegli stessi doveri i loro nuclei famigliari, ma di operare per “rimuovere”, quindi eliminare: ”gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di TUTTI i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Nell’art.2 il concetto è ancora più esplicito quando “richiede allo Stato l’adempimento dei doveri inderogabili (INDEROGABILI!) di solidarietà politica, economica e sociale.”

Ancor di più: si considera “discriminazione diretta”, ex Lege 85/2008, “ogni procedimento condizionato da situazioni per le quali la persona viene messa o potrebbe venir messa in una posizione meno favorevole rispetto ad un’altra, in una situazione paragonabile.”

Ed è proprio questo che avviene indiscutibilmente quando in un disegno di legge si prevede esplicitamente, per l’accesso al beneficio del Reddito di Cittadinanza, di “concorrere cumulativamente a diversi requisiti” che considerano una ricchezza del nucleo familiare quei supporti economici, peraltro notoriamente insufficienti e RESIDUALI, erogati per attenuare lo svantaggio della disabilità.

Quindi, a parità di condizioni reddituali, una famiglia – che ha il torto grave di avere tra i suoi membri una o più persone con disabilità – avrà accesso ad un sostegno inferiore rispetto ad una famiglia che NON ha disabili tra i suoi componenti, subendo di fatto una indiscutibile discriminazione diretta.

Ancor di più sarà evidente la discriminazione per quelle stesse famiglie che, per effetto della presenza di un maggior numero di persone con disabilità e necessità assistenziali a causa di condizione di gravità, percepiscono erogazioni monetarie e sociali maggiori.

E ciò varrà anche per le singole persone con gravi disabilità che con enormi difficoltà tentano di vivere in modo indipendente nella collettività per mezzo di risicati e discontinui finanziamenti dedicati per la loro assistenza personale, considerati nella parte non rendicontabile come un reddito!

La Convenzione Onu fin nel preambolo sancisce, invece, la necessità di “promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone con disabilità, incluse quelle che richiedono sostegni più intensi (…) riconoscendone l’urgente necessità di affrontare l’impatto negativo della povertà e la parità di opportunità”.

Nella discussione al Senato si è affermato che la Sentenza del Tar 2549/2015 e quella definitiva del Consiglio di Stato 842/2016 riguarda solo l’ISEE.

Questa è una interpretazione profondamente errata.

Il Consiglio di Stato ha infatti ben chiarito che considerare tra i requisiti di accesso ad un qualsiasi beneficio “i trattamenti…percepiti dai disabili considerando la disabilità alla stregua di una fonte di reddito -come se fosse un lavoro o un patrimonio- ed i trattamenti erogati dalle pubbliche amministrazioni, non un sostegno al disabile, ma una “remunerazione” del suo stato di invalidità… (non solo) è oltremodo irragionevole … (ma) … in contrasto con l’art. 3 della Costituzione…».

Pare assurdo dover SEMPRE ricordare, in una Nazione Democratica come la nostra, che ciò che viene erogato per supportare lo svantaggio della disabilità NON può in alcun modo trasformarsi in un vantaggio!!

Questo concetto, così ben chiarito nella Sentenza del Consiglio di Stato, presuppone non solo quanto sia in contrasto con tutto il nostro ordinamento trattare lo svantaggio – la mancanza di pari dignità e disuguaglianza dovuta a “condizioni personali e sociali” causati dalla disabilità – come un vantaggio reddituale, ma chiarisce altresì come occorra prevenire proprio quell’impoverimento reddituale attraverso una o più scale di equivalenza.

Vorremmo infatti anche rammentare che esiste già un presupposto di iniquità della stessa scala d’equivalenza fissa, utilizzata nell’attuale computo ISEE per segnalare la condizione di disabilità, che fu introdotta con un emendamento, posto a fiducia, dal precedente Governo Renzi, nel DL 42/2016 – Disposizioni urgenti in materia di funzionalità del sistema scolastico e della ricerca” e senza alcuna adeguata discussione parlamentare.

Tale scala d’equivalenza fissa fu arbitrariamente posta in sostituzione (quindi NON in ottemperanza alla Sentenza del Consiglio di Stato) delle più adeguate e proporzionate franchigie parametrate alle differenti condizioni di maggiore o minore necessità assistenziali legate alla disabilità – che non è uguale per tutti –.

Quella scala d’equivalenza così rigidamente concepita, ha finito di fatto per favorire proprio quei nuclei familiari con i redditi più alti e non già le famiglie maggiormente gravate da un intenso disagio economico prodotto da più elevate necessità assistenziali.

In conclusione si sottolinea, quindi, ciò che dovrebbe essere il dovere di uno Stato Civile, ovvero la prioritaria finalità di produrre uguaglianza e pari opportunità per TUTTI i cittadini e non invece di ratificare la profonda disuguaglianza creata da un costante abbandono istituzionale e sulla illusione di un cambiamento favorevole che, nella pratica, si trasforma in emarginazione ulteriore.

Reiteriamo perciò la richiesta di modifica del comma 7 dell’articolo 2, escludendo dall’accesso al beneficio il computo di ogni supporto erogato per la disabilità e chiediamo altresì di introdurre, nel comma 4 Art. 2, la scala d’equivalenza che segnali la presenza nel nucleo familiare di un globale impegno economico nel “mantenere” la disabilità di un congiunto, graduandola in base al maggiore impegno tra disabilità lieve, media e non autosufficienza (0,4 per la disabilità lieve, 0,5 per la disabilità media e 0,7 per la non autosufficienza).

Il diritto di pari opportunità dell’individuo rappresenta lo scopo, la sintesi, di ogni trattato che ne sancisce i Diritti Umani. Ed è in questo principio che, una politica che si propone come cambiamento verso una maggiore giustizia sociale dove “nessuno deve più rimanere indietro”, dovrebbe veicolare le proprie energie nel garantire a tutti i cittadini il diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza.

Il Diritto di scegliere come vivere la propria vita, dunque, come cittadino libero in un libero Stato.

Per ENIL Italia, il Presidente: Germano Tosi

Per scaricare il documento stampa clicca qui

feb 16

REDDITO DI CITTADINANZA: nostri emendamenti al disegno di Legge n. 1018

Siamo in attesa di capire se il governo applicherà il dettato della Sentenza del Consiglio di Stato sull’ ISEE al testo del disegno di legge sul Reddito di Cittadinanza, atto del Senato n. 1018, XVIII Legiglatura e se terrà conto degli emendamenti da noi inviati.

gen 23

Traduzione OHCHR General Comment No 5 CRPD Articolo 19: Right to independent living

Il Comitato ONU per i diritti delle persone con disabilità è istituito dal 2009 per monitorare l’attuazione della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità da parte degli Stati membri. Il Comitato esamina le relazioni presentate periodicamente dagli Stati sull’attuazione dei diritti sanciti dalla Convenzione, formula le raccomandazioni e prende in considerazione le denunce relative alle presunte violazioni dei diritti sanciti dal trattato. Nel 2014 ha deciso di preparare un documento, il Commento generale n°5 sull’articolo 19 della Convenzione, sulla base dei rapporti provenienti dagli Stati. In seguito ha ritenuto necessario e importante chiarirne il contenuto, dato che nell’analisi delle relazioni il Comitato ha individuato lacune nell’attuazione e interpretazioni errate sul diritto delle persone con disabilità a scegliere il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere; il diritto ai servizi e sostegni per vivere a casa propria, per l’abitare e per la collettività; il diritto a fruire dei servizi e strutture urbane, che rispondano ai loro bisogni e in eguaglianza con gli altri cittadini. Per tali motivi ad aprile 2016 ha pianificato una giornata di discussione specifica, richiedendo ulteriori relazioni alle Organizzazioni che si occupano di disabilità dei vari Stati, in specifico sul tema del diritto a vivere indipendenti. Le osservazioni e i risultati dell’incontro sono stati validi contributi al processo di stesura del commento generale del Comitato sull’articolo 19. Si tratta di un documento guida corposo ma molto importante e chiaro, che deve essere promosso e applicato in concreto dagli Stati membri. Il Comitato ONU lo ha, come si legge sul sito, adottato ufficialmente, dobbiamo quindi assolutamente provvedere anche noi a farlo tramite l’Osservatorio Nazionale sulla disabilità nel contesto specifico del II° Programma di azione per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, legge dello Stato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 289 del 12 dicembre 2017). Il diritto di vivere in modo indipendente nella collettività è un diritto trasversale a tutta la disabilità nelle sua più ampia accezione, che deve essere reso esigibile e libero perché appartiene prima di ogni cosa alla natura umana. Per questi motivi ENIL Italia lo ha tradotto in italiano e inviato al Comitato ONU, che l’ha inserito prontamente nella pagina dei commenti generali, nella sezione specifica del General Comment n°5.

gen 15

Comunicato stampa: che i disabili siano liberi di scegliere

Che i disabili facciano i disabili e stiano a casa: anzi, che stiano a casa pure i loro familiari, a prendersi cura di loro 24/24 ore, pagati con un bel reddito di cittadinanza – o dovremmo dire “di schiavitù”? – di 1300 euro mensili. Si potrebbero tradurre così le dichiarazioni che ha fatto il vice Presidente del Consiglio Di Maio il 10 gennaio durante un’intervista a Radio Anch’io.

Più nel dettaglio, l’ipotesi è che 260 mila invalidi (su circa 1 milione totali: come saranno individuati i beneficiari?) porteranno la propria pensione di invalidità a 780 euro, se vivono da soli. Se invece vivono in famiglia, come afferma il vice premier, “noi diamo 1300 euro al suo nucleo familiare e chi sta vicino a lui non dovrà chiedere di trovare un lavoro”, potendo così continuare a immolare la propria esistenza al familiare con disabilità.

Un salto indietro di cinquant’anni in poche frasi: spazzati via il concetto di vita indipendente, il diritto di scegliere dove, come e con chi vivere nonostante la disabilità, di essere soggetti attivi e decidere per la propria vita in quanto liberi individui. Persone con disabilità ricacciate nel ruolo di eterni figli, dipendenti dai genitori finché morte non li separi. Anzi, incentivate a rimanere nel nucleo familiare, dato che in questo modo avranno accesso a un contributo quasi doppio rispetto a quello che la stessa persona, con gli stessi bisogni, riceverebbe se fosse da sola – e quindi paradossalmente ancor più bisognosa di denaro per pagarsi l’assistenza.

Ancora una volta la politica dimostra un’arretratezza culturale preoccupante, e litiga sulle briciole perdendo di vista il tema vero: in Italia le persone con disabilità non hanno diritto all’assistenza personale. Cioè l’assistenza necessaria per alzarsi dal letto, per lavarsi, per uscire di casa. Per vivere. Come ogni altra persona con diritti e doveri.

Questo diritto non è garantito perché si dà per scontato che l’assistenza sia un dovere delle famiglie. Si presuppone che la persona disabile sia una specie di costosa, parassitaria appendice del nucleo familiare, destinata a trasferirsi in qualche struttura residenziale non appena i genitori vengono meno.

Eppure l’esperienza del Movimento per la Vita Indipendente e di ENIL nel mondo dimostra il contrario. Anche persone con disabilità gravissime, quando dispongono delle risorse necessarie, riescono ad avere una casa e una famiglia proprie, un lavoro, la libertà di autodeterminarsi a pari condizioni degli altri, come sancito dalla nostra Costituzione.

Evitiamo fraintendimenti: ben vengano i supporti ai caregiver familiari, che magari hanno speso la vita ad assistere un parente e sono rimasti ormai fuori dal mercato del lavoro. Crediamo però che il vero supporto ai caregiver familiari sia… non obbligarli a fare i caregiver. Offrire cioè un’alternativa concreta: dare alle persone con disabilità le risorse economiche necessarie per assumere assistenti personali, se lo desiderano. Solo così saranno concretamente libere di scegliere se farsi assistere da un familiare, o da personale esterno, o ancora da un “mix” delle due cose.

Oggi questa libertà è possibile, secondo formule molto diseguali e criteri severi, solo in poche regioni italiane perché non esiste per diritto un assegno nazionale per la vita indipendente, finalizzato a pagarsi l’assistenza personale. Eppure è una misura che si trasforma direttamente in economia di ritorno: quanti posti di lavoro in più ci sarebbero se tutte le persone con grave disabilità, oggi assistite solo dalle famiglie, avessero le risorse per assumere uno o due assistenti personali? Quanti di questi nuovi assunti, avendo un ottenuto lavoro, non peserebbero sui conti del reddito di cittadinanza? E quanto del lavoro di cura attualmente svolto in nero potrebbe emergere, se le persone con disabilità ricevessero consistenti contributi a fronte dell’assunzione in regola dei loro assistenti?

Invece di fare questi conti ed erogare contributi per un modello sociale inclusivo, con sostegni mirati sui bisogni di ciascuno, in Italia si spargono ancora pensioni e assegni di accompagnamento secondo criteri figli di altri tempi. Non è abbastanza, a breve ci penserà la mamma, per chi ce l’ha, con 1300
euro al mese e con buona pace dell’indipendenza e libertà.

Ricordiamo a questo proposito che per il diritto di vivere indipendenti, tema trasversale non solo all’intera disabilità ma di lettura universale, per tutta l’Italia si dispone di un finanziamento irrisorio pari a 15 milioni di euro.

Chiediamo al Governo di invertire questa antica e superata tendenza di perpetuare alla famiglia l’onere assistenziale per i figli e parenti con disabilità e anche al vice ministro Zoccano, che ben conosce la materia, di farsi portavoce e sostenere con fermezza questo diritto umano, libero, civile.

ENIL Italia, Gennaio 2019

fonte: scarica la versione pdf

Post precedenti «

» Post successivi