Stante l’immutata situazione di ritardo dei finanziamenti per la vita indipendente nel territorio piemontese gestito dal consorzio socio-assistenziale CISA 31 pubblichiamo un’altra lettera di denuncia e richiesta incontri.

Anche il portale superando dà spazio alla nostra pericolosa situazione in questo articolo, così come il portale Informare un H.

A fronte della pubblicazione degli articoli sui giornali locali (link a fine rticolo) sono stato successivamente contattato da una giornalista di Rai 3 Piemonte per una intervista con video andate in onda nella puntata di sabato sera 7 marzo scorso. Allego quindi come aggiornamento il collegamento al video per opportuna conoscenza.

Quando ci saranno ulteriori sviluppi sarà mia cura procedere ad ulteriori aggiornamenti.

Lascio di seguito invariato il testo precedente.

Nei giorni scorsi ho deciso di espormi, come da titolo, in “vetrina”, con il propedeutico scopo di far comprendere quanto siano ancora disattesi i diritti umani, soggettivi, di libertà e di eguaglianza delle persone con disabilità in Italia. In questa epoca di grandi conflitti mondiali anche noi portatori di diritti dobbiamo avere la forza di scendere in campo e far sentire la nostra voce, con forza e ogni mezzo mediatico, per non rimanere invisibili. Il collegamento all’articolo del quotidiano La Stampa edizione Piemonte è a fine pagina.

In Piemonte, ad esempio, il sistema socio-sanitario con tutto il comparto relativo all’assistenza domiciliare e residenziale è in enorme difficoltà e le sconfortanti notizie che arrivano dal ritardo sull’erogazione del Fondo nazionale per la non autosufficienza alimentano enormi preoccupazioni sull’imminente futuro. Situazione che si riflette negativamente in tutto il territorio nel nostro paese.

Parliamo di una dotazione di risorse complessive per il triennio 2025-2027 che ammontano ad 1 miliardo di euro per anno e che, se le Regioni non riusciranno ad anticipare, le persone con disabilità e le famiglie delle persone malate saranno alla mercé di loro stessi, in condizioni di emergenza ed abbandono.

Soprattutto per le persone con disabilità che hanno bisogno di assistenza continua e sostegni intensivi i contributi per la domiciliarità e per la vita indipendente sono di importanza vitale. Si tratta di una tipologia di assistenza “personalizzata” specifica e non di un mero concetto generico denominato “lavoro di badante” ma che attiene ad un insieme di operazioni delicate e intime apprese passo dopo passo con le persone che ne hanno la necessità per favorire la loro autonomia, l’indipendenza ed inclusione nella collettività preservando il loro valore e la loro dignità. Un lavoro continuo la cui presenza deve essere garantita ogni giorno dell’anno e per molti casi anche di notte, che deve essere riconosciuto al pari del careviger familiare. Le persone che forniscono questa assistenza impiegate tramite con un contratto di lavoro come potranno continuare a farla se non verranno più retribuite? E noi dove finiremo?

E ancora, spostandoci anche solo di pochi km dalla propria abitazione i trattamenti erogativi si differenziano in base ai criteri applicati dagli Enti locali e sovente in modalità arbitrarie. Una persistente ed enorme diseguaglianza applicativa dei servizi e sostegni socio-assistenziali evidenziata e dimostrata in tutta Italia. Ad esempio il nostro Ente Gestore delle funzioni socio-assistenziali CISA 31 (in Piemonte gli enti gestori sono 47) aveva già comunicato a fine novembre di non riuscire più a erogare mensilmente il contributo per la vita indipendente e, alla data attuale, ha versato le competenze di dicembre 2025 lasciandoci scoperti delle tre mensilità relative al 2026.

Peraltro, i contributi economici allocati per queste prestazioni non sono davvero personalizzati e tanto meno sufficienti per garantire questi contratti di lavoro. Eppure se ci pensiamo bene questo denaro fornito per l’assistenza e utilizzato per generare contratti lavorativi equivale ad una partita di giro perché rientra sotto forma di lavoro contribuito a tutti gli effetti, riversandosi totalmente nella collettività. La reale applicazione della inclusione e partecipazione delle persone disabili alla vita economica, politica e sociale del Paese, In eguaglianza con tutte le persone senza disabilità.

La questione attiene alle risorse disponibili certo. Ma non solo. Il principio costituzionale secondo il quale “tutti gli uomini nascono liberi ed eguali” definisce l’inviolabilità dei diritti di eguaglianza e libertà appartenenti al genere umano.

Ecco, la Costituzione Italiana, unico riferimento assoluto che tutti gli amministratori pubblici dovrebbero applicare e garantire, a fronte del ruolo che essi hanno scelto di rappresentare. L’articolo 2, che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo e che richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. L’articolo 3, che stabilisce il principio di uguaglianza formale: I cittadini sono uguali davanti alla legge senza alcuna distinzione, l’uguaglianza sostanziale: lo Stato deve rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano la libertà e l’uguaglianza, impedendo il pieno sviluppo della persona umana. L’articolo 32, che definisce la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività.

Principi che sulla carta descrivono con cristallina purezza i valori fondamentali di ogni individuo, ogni cittadino appartenente all’intera collettività, titolari di diritti inalienabili che non possono essere soggetti ad alcuna mediazione o vincoli economici di bilancio.

Siamo ancora molto lontani dal sentirci davvero “Fratelli d’Italia” come quando si canta tutti insieme il nostro Inno.

Leggi qui l’articolo

Collegamento all’articolo de Il Mercoledì del 25 febbraio 2025