Si pubblica il comunicato stampa per porre l’attenzione sui mancati pagamenti dei contributi regionali per l’assistenza domiciliare delle persone con disabilità e le famiglie di malati non autosufficienti da parte del Consorzio socio-assistenziale piemontese CISA 31, che comprende 8 comuni nella provincia di Torino.

Da fine 2025 l’Ente locale non paga più regolarmente i contributi regionali di tutto il comparto della non autosufficienza compresi quelli destinati ai progetti di vita indipendente, denunciando un dissesto finanziario anche a causa di un contenzioso con la Regione Piemonte, che colpisce 180 famiglie con familiari malati e persone con disabilità non autosufficienti.

In Piemonte i finanziamenti per la domiciliarità comprendono diverse tipologie di servizi come ad esempio i servizi per i centri diurni che attengono alle famiglie delle persone con disabilità dello spettro autistico, intellettive e relazionali, celebrolesi, gli assegni di cura, il dopo di noi e anche i progetti di vita indipendente. I fondi di provenienza sono quelli regionali, attivi sempre dal 2002, l’FNA con la relativa quota ministeriale per vita indipendente (14, 6 milioni di euro per tutta Italia) e finanziamento della compartecipazione dell’ente locale.

Nella Regione sono presenti 46 Consorzi socio-assistenziali ognuno dei quali ha la propria autonomia e discrezionalità. Ciò significa che a distanza di pochi km le persone con disabilità sono trattate in modi diversi, con una disomogeneità interpretativa che si traduce in diseguaglianza quando si tratta di applicare la legge regionale e anche le delibere regionali.

Il caso è stato portato all’attenzione del Consiglio regionale anche a fronte di un presidio delle famiglie e delle persone disabili interessate che però non ha risolto il problema.

Ancora una volta a causa di rimpalli politici e burocratici a farne le spese sono le persone con disabilità e le famiglie con malati non autosufficienti. Un enorme rischio soprattutto per chi non ha alle spalle una famiglia e che vive grazie all’assistenza personale fornita da lavoratrici e lavoratori che devono essere pagate e rischia di rimanere completamente dimenticato.

Qui il comunicato stampa che è stato inviato anche a tutti i giornali locali.